DIETRO LE APPARENZE #5 Intervista a…

Sono veramente felice di avere come ospite oggi Michele Del Vecchio (conosciuto ai più come @ragazzochelegge).

Michele è uno degli ospiti che ho desiderato fortemente perchè ha un mondo da raccontare.

Estremamente sensibile, talentuoso e con una capacità di raccontare le cose veramente fuori dal comune.

Una delle cose che più ammiro di Michele è la sua capacità di dare una forma alle parole, riesce infatti a cogliere sempre le sfumature impercettibili in tutto ciò che legge e che osserva senza risultare mai banale.

Nelle prossime righe leggeremo di sogni, progetti, fragilità, di timidezza e di voglia di cambiamento ma anche di rabbia, di dolore e di rapporti umani e familiari che mutano nel tempo.

Un racconto di vita di un giovane ventisettenne che si porta dietro paure e speranze e ciò che ne viene fuori è il profilo di una persona semplice e dal cuore enorme. Un ragazzo sincero a cui è impossibile non voler bene.

Ma non voglio spoilerarvi nulla, quindi… buona lettura!

Michele Del Vecchio

1) Ciao Michele, grazie per aver accettato il mio invito. Come sai la prima domanda è sempre quella di rito: COME STAI?


Ciao Emanuele, grazie a te per l’ospitalità! Domanda di rito, ma tutt’altra che scontata di questi tempi: affaticato, ma sto bene per fortuna. Tu?


2) Sei sicuramente una persona enigmatica, per quel poco che conosco di te so per certo che sei tante cose ma che spesso non le lasci trasparire. #dietroleapparenze di ragazzochelegge cosa troviamo? Cosa non sappiamo di te?


Enigmatico, dici? In realtà, soprattutto negli ultimi anni, non ho fatto molti misteri: ho condiviso pubblicamente momenti belli e momenti brutti confidando nell’energia degli amici lettori.
Fortunatamente, spessissimo, la loro vicinanza ha fatto miracoli. Dietro @ragazzochelegge c’è un ex introverso con una famiglia disfunzionale alle spalle, che ha tanti sogni e troppe nostalgie.


3) A proposito di apparenze, sei mai stato vittima dei pregiudizi altrui?


No, non credo. Pur non essendo né amichevole né espansivo per natura, ho uno strano potere: metto a loro agio le persone. Di conseguenza tendono a essere tutti piuttosto gentili con me; ben disposti. Il più delle volte sono il peggior nemico di me stesso. I pregiudizi di cui sono stato vittima, tutti costruiti da me per autosabotarmi.


4) In una nostra chiacchierata privata mi hai accennato di un periodo particolare della tua vita che ci accomuna. Anche tu hai dovuto fare i conti con i chili di troppo. Un corpo che non sentivi tuo, in cui non ti riconoscevi pienamente. Come hai affrontato quel periodo e com’è la situazione oggi?


Ricordo bene quella chiacchierata, sì. I chili di troppo sono stati una costante tanto nell’infanzia quanto nell’adolescenza. Ho pochissime foto di me ragazzino. Timido e insicuro, non riuscivo a fare i conti con la mia immagine riflessa. Indossavo pantaloni larghi e felpe sformate, provavo angoscia all’idea di entrare in un camerino. Quei chili di troppo li ho persi ormai un decennio fa. Ma il senso di disagio è durato a lungo. Anzi, l’ho vinto soltanto di recente. Mostrarmi in video su Instagram, comparire in foto, è una conquista dell’ultimo anno. Bisognava prima che prendessi confidenza con me stesso: il suono della voce, la direzione del ciuffo, le pieghe della faccia.


5) L’anno scorso ci dicevi che la riapertura post pandemia ti spaventava. Sei sempre della stessa opinione?
Come hai affrontato questo periodo pesante e complicato?


L’anno scorso la riapertura mi spaventava. Peggio, mi terrorizzava. Dopo un periodo in fermo, avevo la sensazione che la vita sarebbe andata avanti a velocità accelerata lasciandomi indietro. Le mie paure, in parte, si sono mostrate fondate. Gennaio, però, ha portato cambiamenti positivi. Benché la mia città fosse in zona rossa, munito di autocertificazione, mi spostavo ogni giorno dal lunedì al venerdì per andare a lavorare altrove. Alla ragionevole ansia, a poco a poco, è subentrata la piacevole sensazione di sentirsi utile dopo un estenuante periodo in fermo.

Michele Del Vecchio – @ragazzochelegge


6) Di recente hai anche dato voce al dolore che accomuna molti figli di genitori separati. Ci hai raccontato come finalmente, dopo tanti anni, sei riuscito a mettere da parte la rabbia, il rancore e la freddezza che hanno ostacolato i rapporti con alcuni membri della tua famiglia. Ammetto che mi sono veramente commosso leggendo quelle parole. Pur non avendo avuto un’esperienza simile ho percepito il tuo dolore e la tua conseguente liberazione. Oggi puoi dire di aver messo da parte completamente tutta la rabbia che provavi nei confronti di quella situazione?


Ti direi di sì, mi piacerebbe, ma la verità è che la rabbia non passerà mai. Si smussa, si ammorbidisce, ma qualcosa – il risentimento, il rimpianto – ormai ha messo radici. I rapporti familiari cambiano. Stando lontani, cambiamo noi. Ritrovarsi è sempre un piacere, ma ogni volta ci si scopre un po’ diversi rispetto alla precedente. Il grosso della vita succede nel mentre, purtroppo: quando non ci vediamo. È necessario prendere pacatamente atto della situazione, ed è un processo doloroso ma graduale: il tasto dolente smetterà di far male.

7) Quest’anno, dopo tanta attesa, finalmente sei stato chiamato ad insegnare in una scuola. Tra DAD e lezioni in presenza diciamo che questo inizio è stato veramente indimenticabile. Arrivati quasi alla fine dell’anno scolastico quali conclusioni puoi trarre? Come ti vedi a ricoprire questo ruolo che da sogno è finalmente diventato realtà? è tutto come avevi immaginato?


Dirò tutta la verità, nient’altro che la verità. La scuola non è mai stato il mio sogno nel cassetto. Come tutti i ragazzi del settore, ho sognato il mondo editoriale e segretamente continuo a sognarlo. Però, in cerca di concretezza, la scuola è stata un approdo naturale. Ho capito di essere un buon insegnante soltanto lavorando sul campo. Prima di gennaio non avevo nemmeno mai parlato davanti a venti, trenta
persone. All’università, grande lacuna dell’istruzione italiana, non ci sono né corsi di formazione né tirocini per gli aspiranti docenti. È un salto nel vuoto. Sono stato fortunato, perché sono caduto in piedi.
Difficoltà a parte, tra DAD e spostamenti giornalieri, sai che è perfino meglio del previsto? L’ambiente scolastico è colorato, dinamico, vitale. Un toccasana contro la malinconia.


8) Ti reputi un insegnante severo o possiamo immaginarti come un amico degli studenti?


Una via di mezzo. Amichevole sì, ma non amico degli studenti. Do loro molta fiducia, sono umano e comprensivo, ma quando non si rivelano all’altezza della mia fiducia tendo a perdere la pazienza. Non ho problemi né a mettere dieci, né a mettere due. Essendo un giovane insegnante, ho poi il difficile compito di farmi prendere sul serio da bande di adolescenti scalmanati. Qualche volta, dunque, il pugno di ferro è inevitabile per non lasciarsi scavalcare.


9) Ultimamente hai deciso di mettere da parte un po’ la timidezza. Arriva proprio tutta la voglia che hai di raccontarti e soprattutto di farti ascoltare. Come nasce questo cambiamento?


Tra le righe, ho sempre scritto tantissimo di me. Il nome del blog – Diario di una dipendenza – è infatti tutto un programma. L’arrivo su Instagram, tuttavia, ha portato a una maggiore immediatezza espressiva.
Aprirsi è stato necessario un po’ per farmi conoscere, per dare personalità alla pagina nel popoloso mondo dei bookstagrammer; un po’ perché, in un periodo di isolamento forzato, ho cercato l’affetto e la complicità della rete. Non ho fatto il boom di follower, ma in compenso ho conosciuto molte persone splendide.


10) Quali sono i sogni che speri ancora di realizzare?


Tanti, tutti. E hanno tutti a che fare con la stabilità. Sono sogni da adulto. Una casetta mia, i miei familiari finalmente più vicini, una routine che duri per più di qualche mese.

11) Parlando invece di libri, qualcuno forse non sa che oltre ad essere un vorace lettore sei anche uno scrittore. Il titolo del tuo romanzo pubblicato nel 2018 è “Malanotte”. Ti va di parlarcene?


Il romanzo è stato pubblicato nel 2018 con Bookabook, casa editrice milanese che si basa sul crowdfunding: sono stati i lettori a rendere possibile questa storia. Una storia, in verità, nata tantissimi anni fa. Quasi dieci. Durante l’adolescenza. Sognavo un protagonista, infatti, che fosse lontano dagli
stereotipi del genere e più vicino al sottoscritto. Milo Jenkins è nato così. Timido, trasognato e pieno di tic, è un ragazzo speciale – autistico, come dicono i più in paese? – al centro di un’avventura contorta e sanguinosa. Oggi guardo Malanotte a distanza di sicurezza – sono cresciuto nel frattempo, mi rappresenta soltanto in parte – ma la tenerezza resta. E anche un po’ di orgoglio, al pensiero di quanto fossi piccolo e incosciente all’epoca.


12) Come scrittore possiamo aspettarci in futuro altri lavori? C’è in cantiere qualcosa?


Più che in cantiere, in realtà se ne sta nel cassetto dallo scorso novembre. È una storia a cui sono affezionato particolarmente – diversa dalla precedente: italianissima, meridionale, una storia di mare –, quindi spero con tutto me stesso che prima o poi potrete leggerla. Credo in lei. In me stesso poco. Ma in lei, stranamente, tantissimo.

13) Che tipo di lettore ti reputi? Quali sono i generi che prediligi?


Un lettore onnivoro. Leggo sempre e da sempre. Leggo di tutto – tralasciando la saggistica e i romanzi storici, di cui purtroppo non sono un estimatore. Mi hanno formato gli horror, i fantasy, i Young Adult, ma ultimamente leggo tantissima narrativa italiana – esordi soprattutto – e mi sono appassionato ai racconti, ideali per cercare compagnia nella sfiancante routine da pendolare.


14) Top 3 dei libri che NON ti sono proprio piaciuti.


La biblioteca di mezzanotte, I baffi, La ragazza del treno.


15) Classifica dei libri che invece ogni lettore dovrebbe assolutamente leggere.


Grandi speranze, L’isola di Arturo, It.


16) Il libro a cui ti senti più legato?


Più legato in assoluto non saprei. Ti dico uno degli ultimi. Il colibrì, di Sandro Veronesi. Nonostante sia un romanzo tutt’altro che perfetto, soprattutto nell’epilogo, mi ha rivelato l’eccezionalità di questo uccellino perennemente in movimento. Destinato a battere convulsamente le ali, ad affannarsi, anche per stare fermo. È diventato il mio animale guida. Ho spesso, infatti, la sensazione di investire forze ed energie soltanto per ritrovarmi al punto di partenza o immobile sul posto. Vorrei tatuarmelo, un colibrì.


17) Non solo libri. La tua passione e preparazione per il cinema è incredibile, da dove nasce?


Sono prima uno spettatore, poi un lettore. E uno dei miei sogni, tra i tanti, è proprio scrivere di cinema:
assistere ai film in anteprima, partecipare alle conferenze stampa, intervistare gli attori e i registi.
Banalmente, credo sia il sogno di tutti, no? Ma io ammetto di essere un vero fanatico. Sono sempre aggiornato, non mi perdo mai una nuova uscita e, in una chiacchierata sull’argomento, difficilmente farei scena muta. Storia del cinema è stato il mio primo esame all’università. Ma prima ancora c’erano mio nonno, proiezionista nelle rassegne estive al suo paesello, e soprattutto mio padre: appassionatissimo,
benché i nostri gusti siano ormai agli antipodi.


18) Quali sono i film che ogni appassionato cinefilo dovrebbe vedere?


Viale del tramonto,

Mulholland Drive,

Big Fish.

Tre film diversissimi, lontani nel tempo, ma che parlano in maniera unica e personale del potere trascinante – a volte salvifico, altre fatale – delle storie di finzione.


19) Le serie tv che ci consigli di non perdere.


Un instant classic: Breaking Bad.

Una novità: Anna.

Una scoperta piacevolmente fuori programma: Foodie Love.


20) Uno dei progetti a cui sono più legato come sai è #quandoilibrivannoalcinema. C’è qualche titolo che ci consigli al riguardo?


Ti faccio un titolo, Stagioni diverse, di Stephen King. Nonostante l’autore venga spesso e volentieri maltrattato nel corso delle trasposizioni cinematografiche, i racconti di questa raccolta hanno ispirato film straordinari: Le ali della libertà, Stand By Me, L’allievo.


21) Tu sei uno dei bookblogger più longevi, il tuo bellissimo blog “diario di una dipendenza” quando è nato? Cosa possiamo trovare in quello spazio?


Il blog è nato il sette gennaio 2012. Il prossimo anno festeggerà dieci anni. Sono tanti tanti, vero? Mi dico bravo da solo: sono un incostante per natura, invece questa volta ho perseverato. Il blog è nato negli anni del liceo, per condividere le mie passioni con perfetti sconosciuti. Attorno a me, infatti, avevo ben pochi interlocutori che mi prestassero ascolto. Avevo diciassette anni; quasi diciotto. E, per un ragazzino di provincia come me, essere considerato dagli addetti ai lavori – autori, uffici stampa, addetti marketing – è stato un momento di gloria indimenticabile. Il blog è uno dei ricordi più felici della mia adolescenza, e tutt’ora mi tiene compagnia tra alti e bassi.

Blog: http://diariodiunadipendenza.blogspot.com/


22) Cosa rappresentano per te i social? Quali utilizzi di più?


Nonostante sia online da quasi dieci anni, come ti dicevo sopra, non sono molto social. Ho account su Facebook, su Twitter, su Instagram. Ma ormai ho l’abitudine di aggiornare soltanto quest’ultimo, e sempre con contenuti inerenti alla natura della pagina. Facebook è un po’ sorpassato. Twitter, invece, non ho mai imparato a usarlo: lo uso una volta all’anno, soltanto per commentare in maniera molesta le esibizioni di Sanremo!


23) Quali sono gli aspetti dei social che invece non ti piacciono assolutamente?


La competitività. L’invidia. Le polemiche all’ordine del giorno.


23) Bookstagram: cos’è per te?


È una vetrina luccicante. Un’opportunità: l’ennesima. Ma resto fedele alle mie origini, al mio blog, perché i caratteri messi a disposizione da Instagram restano troppo, troppo pochi per riuscire a catturare l’emozione di un romanzo. E le foto, per quanto curate, poco possono contro le mille sfumature di significato della lingua italiana.


24) Sei riuscito nel tempo a costruire dei legami importanti grazie ai social?


Sì, assolutamente. Purtroppo ho incontrato di persona soltanto pochi “colleghi” in questi anni. Ma ci sono
persone che sento quotidianamente per messaggio e che aggiorno puntualmente tanto sui miei traguardi
quanto sui miei dispiaceri. Al pari di mia mamma, sanno di me – in tempo reale – tutto ciò che c’è da
sapere. Li ringrazio per la pazienza!


25) Quali sono i progetti dei tuoi colleghi che segui maggiormente?

Naturalibri, del bravissimo Mister Tannus, e le approfondite rassegne stampa a opera di Eccoilibri (spero che ritorneranno presto: durante il primo lockdown, le storie di Cecilia sono state una bussola per orientarsi durante la settimana; qualcosa da aspettare).


26) A proposito di progetti di recente hai inaugurato #lettureasociali, un progetto in cui ci fai scoprire dei titoli che non sono molto conosciuti. Qual è la tua #letturasociale preferita?


Il progetto, al momento, è un po’ sonnecchiante per via degli impegni scolastici. Spero di tornare attivo in estate, e con tanti nuovi titoli un po’ di nicchia da consigliarvi. Al momento il mio titolo preferito è In una sola persona, di John Irving: l’autobiografia immaginaria di un professore universitario, tra storia americana e rivoluzione sessuale.


27) Parliamo di musica: Lista delle tue canzoni del cuore?


La musica è un’altra mia grande passione, ma ascolto di tutto, non vado per il sottile. Sul blog, ad esempio, ogni recensione è affiancata da un consiglio musicale. Canzoni del cuore? Te ne dico tre.


There’s a light that never goes out, degli Smiths;

La sera dei miracoli, di Lucio Dalla;

Ho visto Nina volare, di Fabrizio De André.


28) Ammetto che vorrei chiederti ancora tante cose (quindi sappi che in futuro ti aspetto nuovamente come ospite) ma siamo arrivati alla fine. Quali sono i profili instagram che ci consigli di seguire?


Volentieri, quando vuoi! Grazie ancora per l’ospitalità. Ti faccio i primi nomi che mi vengono in mente.

Mister Tannus,

Eccoilibri

e La stanza di Giovanni, immancabili perché sì;

La contessa rampante, perché è una guida preziosa, una lavoratrice instancabile e un’amica.

Cortomiraggi, perché in quarantena coi suoi
consigli preziosi ci ha aiutato a vincere la solitudine.

Negli ultimi giorni è trapelata la notizia che vede Michele essere uno dei 12 autori in gara alla quinta edizione del PREMIO NERI POZZA 2021 SEZIONE GIOVANI” con il suo libro CHE IO LEDA.

Questa chiacchierata è avvenuta pochi giorni prima di conoscere l’esito del concorso.

Michele mi ha fatto partecipe di questa possibilità ma era giusto che rimanesse una cosa sua, da far venire fuori al momento giusto.

Per cui insieme abbiamo deciso di non modificare nulla di ciò che ci eravamo detti, visto che nella prima fase si è rivelata una scelta vincente abbiamo deciso di continuare su questa scia, una sorta di gesto scaramantico che speriamo possa portare bene.

Magari ne riparleremo proprio a breve, chi lo sa… Nel frattempo non ci rimane che fare tutti insieme il tifo sfegatato per lui e incrociare tutto l’incrociabile!

IN BOCCA AL LUPO MICHELE!

DIETRO LE APPARENZE #4 Intervista a…

Quello che state per leggere rappresenta perfettamente lo spirito di questo progetto. Sono veramente molto felice che questa persona abbia accettato di fare una chiacchierata a cuore aperto con me.

Nelle prossime righe leggerete di sogni, di progetti già realizzati e tanti da realizzare, di libri, ma anche confidenze e necessità.

Nelle parole che leggerete c’è veramente tanto desiderio e tanta voglia di farsi conoscere e soprattutto una necessità a non giudicare le apparenze. A rompere quel muro fatto di etichette che non ci appartengono.

E tutto ciò sembra davvero strano perchè “numericamente” questa persona è veramente tanto conosciuta, ma in realtà ciò che abbiamo conosciuto fino ad oggi rappresenta senza dubbio una bassissima percentuale di quello che realmente è.

Scommetto che se vi dicessi che questa persona si chiama Gabriele Beltrami forse non vi verrebbe subito in mente di chi si tratta.

Vediamo…altro indizio: è nato il 13/01/1974.

Ama definirsi: UN CAPRICORNO TESTARDO.

Invece se vi dico che ama farsi chiamare GABRIO e che ha dei canali social seguitissimi come a_tuttovolume_libri_con_gabrio su instagram penso che quasi tutti sappiate di chi sto parlando.

Per cui basta perdere tempo, fremo dalla voglia di farvi leggere questa chiacchierata intima che vi farà scoprire dei lati fino ad oggi inediti della sua persona.

Buona lettura!

Ciao Gabrio, benvenuto! Diciamo a tutti che quest’intervista ha avuto una gestazione molto lunga. Però alla fine ce l’abbiamo fatta! Parto con la domanda di rito: come stai?

Ciao Emanuele, grazie mille per questa intervista. Diciamo che è da gennaio 2020 che sopravvivo. Vivo alla giornata e cerco di tenermi occupato. Si resiste!

 #dietroleapparenze di “a tutto volume libri con gabrio” cosa c’è?

C’è una persona appassionata da sempre della lettura. Fin da piccolo i libri hanno occupato molto tempo delle mie giornate e sono stati sempre un mezzo di compagnia. Mi regalano spesso emozioni di vario genere. Mi fanno stare bene. Dietro a “a tutto volume libri con gabrio” c’è una persona a cui piace trasmettere l’amore per i libri ed invogliare a leggere, oltre a chiacchierare con tutti sull’argomento e anche di tanto altro.

Recentemente hai deciso di aprire un profilo parallelo “gabrio a tutto volume” perchè sentivi la necessità di sentirti più libero. Com’è nata questa scelta e che differenze stai notando?

Ho deciso di aprire un nuovo profilo, che è una costola del principale, perché non era possibile pubblicare un post per ogni libro che leggevo e, per molti motivi, mi dispiaceva non dare uno spazio ad ogni mia lettura. Inoltre avevo voglia di una nuova sfida, di trovare un po’ di entusiasmo e di dare vita ad un profilo con un feed che avevo in mente da tempo. Esso è molto semplice ed è come un diario delle mie letture. Nei post pubblico la trama e le info del libro. Inoltre ho deciso di iniziare a indicare il mio voto, strettamente personale. Il materiale che ho da pubblicare nelle stories e nei post è tanto e un profilo non mi bastava.

Mi incuriosiva tanto intervistare chi di solito è abituato ad intervistare gli altri. Cosa cerchi nelle persone che intervisti e cosa ne riesci a trarre?

Mi piace prima di tutto poter dare loro più spazio possibile e, inoltre, con l’intervista è come chiudere un cerchio. Dopo la lettura e la recensione è giusto, secondo me, coinvolgerli con una decina di domande per fare conoscere meglio sia loro che il libro. Infatti le domande, in genere, sono 50 e 50.

A volte mi capita di leggere delle risposte davvero interessanti che mi colpiscono parecchio. Con alcuni autori a volte, inoltre, nasce anche una conoscenza e si resta in contatto. Tutto ciò trovo che sia molto bello.

Curi da sempre tantissimi progetti. Ad esempio dai sempre molto spazio agli autori emergenti. Non tutti però vedono di buon occhio questa cosa, vero?

Ognuno, giustamente, ha i suoi gusti e le sue motivazioni. Inoltre il tempo per leggere non è sempre molto e i libri che escono sono in quantità industriale. Per quanto mi riguarda mi piace dare spazio agli emergenti perché mi capita di leggere libri veramente molto emozionanti, ricchi di sfaccettature e costruttivi che altrimenti avrei perso. Alcuni emergenti sono, a mio parere, davvero validi e capaci con la penna.

Un altro progetto che mi sta molto a cuore è il tuo #sabatoafumetti, un appuntamento che aspetto sempre con grande piacere. Quando è nata la passione per i fumetti?

Da piccolo leggevo molti fumetti, poi ho preferito dedicare il mio tempo ai libri. Notando però che ci sono diverse persone appassionate del genere ho proposto ad un mio amico, che è molto competente nel campo dei fumetti, di tenere una rubrica dedicata proprio a loro ed ecco “sabato a fumetti”. Fino all’anno scorso era online solo nelle mie stories, mentre da quest’anno abbiamo deciso di fare qualcosa di più costruttivo e duraturo e quindi abbiamo optato per la versione IGTV.

Come gestisci le tue collaborazioni?

Quando mi propongono le collaborazioni valuto molti aspetti e faccio intervenire sia il cuore che la testa. Se la trama mi incuriosisce e sento dentro di me entusiasmo e desiderio di leggerlo allora accetto. Da un po’ però non leggo più alcuni generi perché proprio non fanno per me, per esempio, la fantascienza.

La tua passione per i libri potrebbe trasformarsi in un vero e proprio lavoro?

Purtroppo non è ancora diventata un lavoro, ma non mi arrendo. Ho varie idee nella testa che spero di realizzare presto. Spero che la fine di  questa maledetta pandemia arrivi il prima possibile per provare a dare loro vita.

C’è molto scetticismo al riguardo? Cosa ne pensi di chi critica chi fa questo di professione?

A volte, purtroppo, la gente parla e critica per attirare l’attenzione su di sé. Secondo me lo fa anche perché si annoia e, a volte, magari perché non è riuscita a realizzare la stessa cosa.

Non solo libri. Una delle tue più grandi passioni, di cui spesso parli anche nei tuoi canali social, è la palestra. Quando è nata e quanto è importante per te?

Sono sempre stato molto pigro a livello sportivo. Ogni anno mi dicevo che dovevo iscrivermi in palestra. Poi nel 2016 (anno in cui ho cambiato e rivoltato completamente la mia vita) ho deciso di andare ad informarmi in una palestra. Avevo voglia di fare dei corsi di vario genere. Sono entrato per saperne di più e, da persona a volte molto istintiva, sono uscito con un abbonamento di tre mesi. Se fossi uscito senza nulla penso che non mi sarei più iscritto. Alcune occasioni vanno prese al volo. In questo caso ho fatto la scelta giusta. Infatti la palestra mi è servita molto a cambiare non solo fisicamente (c’è un sacco di lavoro ancora da fare, ma sono un capricorno testardo e mi piace mettermi alla prova), ma anche caratterialmente a stare meglio con me stesso, ad essere più aperto e sentirmi più sicuro. Ho instaurato più amicizie in questi anni in cui l’ho frequentata che nel resto della mia vita. Per me ora è fondamentale per il mio benessere psico fisico. Mi permette anche di sfidarmi.

Conosciamo appunto la tua passione per i libri grazie ad instagram. Cosa invece non sappiamo di te?

Di me non si sanno molto cose, anche perché non mi si dà la possibilità di farmi conoscere. Quindi ti ringrazio di cuore per l’occasione che mi stai dando con quest’intervista. Purtroppo spesso mi giudicano in modo errato, mi etichettano a prima vista, spesso come persona fredda: cosa errata. Io sono ghiaccio bollente. Ho sempre odiato e combattuto queste maledette etichette che la gente ha il difetto di affibbiare. Una persona spesso ha bisogno di tempo per farsi conoscere, per mostrare chi è e il mondo che ha dentro. Occorre coinvolgerla, rispettare i suoi ritmi. Io ho vinto quasi tutta la mia timidezza e ciò l’ho fatto perché ho deciso io, perché mi limitava. Mi piacerebbe che le persone mi coinvolgessero di più.

Quali sono invece le altre tue passioni oltre alla lettura e alla palestra?

Le altre mie passioni sono i gatti: ne ho due, ma ne vorrei un altro. L’arredamento, le serie tv (ma va a periodi), la fotografia a livello personale. Inoltre ho la “passione” di mettermi sempre alla prova, di superare i miei limiti.

Da lettore a scrittore il passo è breve? Ti è mai venuto in mente di scrivere un libro?

Alla fine dei mie studi, prima di tentare l’università, ho deciso per gioco di scrivere qualcosa dal titolo “I miei primi 20 anni” in cui sono stato senza freni. La bozza è nel mio cassetto, ma resterà lì per sempre. Per ora non mi è più passato per la mente di scrivere qualcosa che non siano le recensioni.

Prima dell’exploit sui social di cosa ti occupavi? Ti manca un pò la vita di prima?


Prima di occuparmi di libri ho lavorato per moltissimi anni in pubblicità, in un centro media e quella vita non mi manca per nulla per diversi motivi, ma non la rinnego assolutamente. Ho deciso che era giunto il momento di cambiare radicalmente la mia vita perché avevo bisogno di sentirmi vivo e di rincorrere le mie passioni seppure consapevole che ciò significava mille sacrifici e rinunce che tuttora faccio.

Quali sono gli autori emergenti che meritano più di altri di essere conosciuti secondo te?

Per quanto mi riguarda metto al primo posto quelli che scrivono libri introspettivi.

 I progetti a cui sei più legato?

Sinceramente posso dirti che sono legato a tutto ciò che faccio, perché quando decido di impegnarmi in qualcosa in cui credo ci metto tutto me stesso, tutta la mia passione.

Indubbiamente il nuovo progetto “ti presento un emergente” mi sta regalando molte soddisfazioni e a tal proposito ho in mente molte idee.

E quali sono, invece, i progetti di altri tuoi colleghi che segui con particolare interesse?


La maratone di lettura del weekend di profumo_di_carta_e_inchiostro. Quelle molto varie di leggere_e_rileggere.

Qual è secondo te il segreto per riuscire ad avere seguito sui social?

Essere spontanei al cento per cento. Per quanto mi riguarda vorrei riuscire ad esserlo di più, specialmente per dedicarmi alle stories come fanno molti. Occorre anche essere veri e non sforzarsi. A volte mi capita di vedere chi si mostra spontaneo in modo eccessivo, fino all’esasperazione, proponendo anche i momenti della propria giornata e i suoi stati d’animo, ma in modo tale che si percepisce che sta recitando e che ha un canovaccio da seguire scritto in precedenza. A mio parere diventa una macchietta, a volte anche irritante.

Sei uno di quelli che da più importanza alla forma estetica o al contenuto?

Prima agisce l’occhio che viene attratto dalla forma estetica, ma poi sono la testa e il cuore che agiscono e decidono.

In che modo ha inciso a livello professione e a livello personale questo periodo tremendo che stiamo vivendo?

Moltissimo, sono una persona diversa per la terza volta. Ma ora non è stata una mia decisione, semplicemente mi ci sono trovato e non solo a causa della pandemia, ma anche per un gravissimo lutto che ha rivoluzionato la mia esistenza a gennaio 2020.

Qual è la prima cosa che farai non appena ritorneremo ad essere liberi?

Quando tutto sarà passato andrò in libreria con più tranquillità. Finalmente tornerò in palestra e rivaluterò molti aspetti della vita. Ho diverse idee e progetti fermi da inizio pandemia e ho assolutamente intenzione di realizzarli. La mia vita è tutta da ricostruire.

Top five dei libri della vita.

Non riesco a proporre una top five, sia perché ne ho letti moltissimi, sia perché sono diversi quelli che dovrei indicare. Quindi ne propongo 5 che, indubbiamente, sono stati importanti per me per determinati motivi.

Stoner, Va’ dove ti porta il cuore, Le braci, Follia e Fai bei sogni.

Top 3 dei film che tutti dovremmo vedere.

L’amore non va in vacanza;

-Sotto il sole della Toscana;

-Letters to Juliet.

Top 3 delle canzoni a cui sei più legato.

Anche in questo caso mi è difficile rispondere perché durante la mia vita ci sono state molte canzoni che hanno segnato determinati momenti importanti. Quindi ti rispondo che, sicuramente, quasi tutte le canzoni di Laura Pausini sono state per me importanti.

“Montagne verdi” di Marcella.

“Perdere l’amore” di Massimo Ranieri.

E da un anno tutte le canzoni dedicate alla figura della mamma.

Quali sono le pagine instagram che secondo te tutti dovremmo seguire?

Questi sicuramente:

 

(lettrice_traleombre che ho scoperto tramite la mia nuova pagina);

una non di libri, ma che merita è quella di Giacomo Lucarini;

e infine, in tutta sincerità come ben sai, la tua: losfoglialibri.

Grazie infinite Gabrio per la tua disponibilità, per la tua generosità e soprattutto per la tua pazienza. Voglio dirti pubblicamente che ti stimo veramente tanto e che sei un ragazzo d’oro. “Conoscerti” è un valore aggiunto e spero che quest’intervista abbia mostrato al meglio una parte della tua splendida personalità.

DIETRO LE APPARENZE #3 Intervista a…

Eccoci qui, dopo un pò di settimane di pausa, con questa rubrica che ormai è diventata un MUST per la mia pagina.

Sono felice perchè la persona con cui farò quattro chiacchiere oggi di solito non ama molto questo tipo di cose, è una persona molto riservata e quindi oltre ad essere una grande dimostrazione di amicizia per me questo è un grandissimo regalo che mi ha fatto.

Lei è una giovanissima DONNA, talentuosa, dolce e piena di idee. Una persona che ha fatto del cambiamento e della determinazione un vero e proprio obiettivo di vita.

Capricorno convinta, un pò globetrotter, giovane autrice già vincitrice di numerosi concorsi e premi letterari… sto parlando ovviamente di Giulia Zorat (@madamepalomar su instagram).

  • Ciao Giulia, benvenuta! Parto sempre dalla domanda di rito: COME STAI?

Molto bene, grazie! Devo confessare che sono probabilmente una delle poche persone che in questa situazione assurda che stiamo vivendo, se la passa relativamente bene. Nell’ultimo periodo, mi sento estremamente fortunata!

  • #dietroleapparenze: chi è Giulia dietro le apparenze?

Questa è una domanda molto difficile perché io non amo molto parlare di me stessa. Sono meno seria di quanto sembri, questo è certo, e vado sempre di fretta. Nel quotidiano, sono una Project Manager e una scrittrice esordiente, una fidanzata che non sa cucinare, una zia di quattro meraviglie che mi considerano la depositaria ultima di tutto lo scibile umano, una lettrice accanita e una couch potato. Ebbene sì, non esistono testimonianze ufficiali di qualcuno che mi abbia mai visto andare in palestra. Sono anche una che crede nell’importanza dei legami tra le persone, come forse si intuisce leggendo il mio libro.

  • Non solo Italia…ma anche Parigi e Berlino (dove lavori tutt’ora!). Quanto ti hanno cambiata queste esperienze? E come mai proprio Parigi prima e Berlino dopo?

Andare all’estero è un’esperienza che inevitabilmente ti cambia e che spesso ti fa scoprire lati di te stesso che non conoscevi. Per me ha significato soprattutto indipendenza, ma mi ha anche aiutato ad avere una mentalità più aperta e a essere più sicura di me stessa.

Mi sono trasferita a Parigi a 23 anni, grazie al programma Erasmus. Non avevo mai visitato la città, ma mi affascinava molto. Dopo quell’esperienza, Parigi è diventata la mia città del cuore, non solo per la sua incredibile bellezza, ma per il significato particolare che ha assunto per me: è stata un simbolo di rinascita, il luogo dove per la prima volta ho deciso di credere abbastanza nei miei sogni da provare a realizzarli ed è così che è nato il mio romanzo d’esordio. A Berlino invece ci sono arrivata a un’età diversa. Dopo esserci andata in vacanza, mi sono innamorata del suo spirito libero, giovane e un po’ sopra le righe. Così alla vigilia dei 30 anni, profondamente insoddisfatta delle mie esperienze lavorative in Italia, ho deciso di fare le valige e ricominciare da zero con un intership che in pochi mesi mi ha portata a svolgere il lavoro dei miei sogni.

  • Quando sei a Berlino, cosa ti manca di più dell’Italia?  (a parte pagare le Gocciole ad un prezzo umanamente decente?)

Le persone, ovviamente. E i piccoli riti a cui associo ciascuna di esse. Gli aperitivi, le passeggiate, i pic nic in riva al mare, le partite a carte, le incursioni alle bancarelle dei libri usati. Insomma, la dimensione più quotidiana che improvvisamente si dilata e si condensa in una veloce visita ogni tre mesi durante la quale scopri che una tua amica è incinta di sei mesi o che tuo nipote ha imparato a leggere mentre l’ultima volta che l’hai visto andava ancora all’asilo. È strano perché è come se una parte della tua vita venisse messa in pausa, mentre quella degli altri prosegue e quando tu premi nuovamente sul tasto Play, scopri che ti sei perso un paio di episodi.

  • In una delle nostre chiacchierate recenti, in cui mi sproni ad inseguire i miei sogni, mi ha molto colpito la tua storia professionale. Non tutti sanno che sei laureata in giurisprudenza ma che da qualche tempo hai deciso di mollare tutto e di cambiare carriera. La paura di cambiare percorso accomuna molte persone, soprattutto noi giovani, ma spesso è il segreto per provare a raggiungere la felicità. Cosa ne pensi tu? Ti va di parlarci meglio della tua esperienza?

Premetto di essere stata molto fortunata nel mio percorso che ha molto poco di convenzionale. Per me mollare tutto e ripartire da zero, ascoltando me stessa, si è rivelata una scelta vincente. Tuttavia sono consapevole che non sempre sia facile o possibile farlo, eppure ci tengo a condividere la mia storia nella speranza che possa essere d’ispirazione a chi magari si sente intrappolato in una carriera che non ama oppure crede di essere fuori tempo massimo per cambiare le cose. In un mondo ideale, non esisterebbe l’errore e ognuno di noi, compiuti i 18 anni, saprebbe esattamente cosa vuol fare nella vita e seguirebbe il percorso formativo più adatto. Purtroppo il nostro non è un mondo ideale e io ne sono la prova. Terminato il liceo, mi sono iscritta a Giurisprudenza: una laurea che consideravo utile e che pensavo mi avrebbe garantito una carriera florida. Che ne sapevo io del mercato del lavoro e della crisi economica del 2008? Ma soprattutto che ne sapevo io di me stessa? Apparentemente nulla. A scuola non mi era stato insegnato ad ascoltarmi, a dare valore alle mie capacità, a riflettere su come metterle a frutto in modo innovativo in un contesto lavorativo. Mi era stato insegnato a essere razionale, a mettere da parte i miei sogni per seguire il percorso prestabilito, quello che funziona da decenni e che nessuno ha mai messo in dubbio. Così mi sono laureata in Giurisprudenza, anche se sentivo che non faceva per me. Ho accettato un lavoro nel settore assicurativo, anche se di nuovo sentivo che non faceva per me. Poi, mi sono svegliata alla vigilia dei miei 30 anni e ho scoperto di essere insoddisfatta. Mi sono chiesta se quella fosse la chiave dell’essere adulti, ma ho scelto di rispondere di no. Per me l’errore era continuare ad applicare gli stessi criteri validi 30 anni fa in un mondo in costante cambiamento. Così, ho deciso di ascoltare finalmente me stessa e assecondare le mie passioni. Ho iscritto il mio romanzo a un concorso di scrittura e mi sono candidata per uno stage all’estero nel settore del marketing e comunicazione digitale. Tutti intorno a me mi dicevano che ero troppo vecchia per fare un colpo di testa, due anni dopo il mio romanzo è stato pubblicato e io faccio il lavoro dei miei sogni.

  • A proposito di questo, so che in passato sei stata la creatrice del progetto #femmemade. Di cosa si tratta e che ruolo hai avuto tu all’interno del progetto?

Si tratta di un progetto che era incentrato sulla piccola imprenditoria femminile e più nello specifico sull’artigianato made in Italy. Lo scopo era quello di far scoprire alla mia community le tante meritevoli realtà che esistono nel nostro paese. Ogni settimana, presentavo un brand indipendente e fatto a mano attraverso un post sul mio profilo correlato a un’intervista. Purtroppo per mancanza di tempo e di risorse, ha avuto durata breve.

  • #martedìarte è un altro progetto che hai a cuore e che condividi con @giulsjups (protagonista della scorsa intervista). Che ruolo ha l’arte nella tua vita? Cosa rappresenta per te?

Esatto, è stata la rubrica che ha consolidato la nostra amicizia! L’arte è qualcosa che mi ha sempre affascinato, un po’ perché sono cresciuta circondata da essa, essendo mio padre uno scultore, e un po’ perché io sono sprovvista di qualsiasi dote artistica quindi resto sempre affascinata dal talento degli altri.

  • Quali sono i tuoi artisti preferiti?

Sono tanti e diversi per stile e periodo. Tra i figurativi: Marc Chagall, Marie Laurencin, Vincent Van Gogh, Edward Munch, Frida Kahlo, Jean-Michel Basquiat. L’arte concettuale è quella che preferisco: Yves Klein, Bruce Nauman, Christian Boltanski, Christo e Jeanne-Claude, Louise Bourgeois.

  • Una delle cose più originali che hai creato è IL FOGLIETTO ILLUSTRATIVO DEI LIBRI? Vuoi parlarcene?

Sul primo blog letterario che ho curato, credo intorno ai 16 anni, dichiarai che i libri sono la panacea di tutti i mali. L’idea di creare un foglietto illustrativo per ogni romanzo letto nasce da lì. Non che io abbia mai considerato i libri alla stregua del comfort food, ma i libri mi hanno spesso aiutato a nutrire la curiosità, a colmare lacune, ad aprire la mente e in questo senso sono stati degli antidoti contro l’ignoranza, i pregiudizi, la mancanza di empatia.

  • Foglietto illustrativo per avere a che fare con te?

Armarsi di tanta pazienza! Sono una persona che tende a non aprirsi subito e che quando soffre o ha delle preoccupazioni si chiude in se stessa, ma poi quando mi affeziono a qualcuno tendo a costruire dei rapporti profondi e duraturi. 

  • Recentemente hai pubblicato un libro: IL SAPORE DELLE PAROLE INASPETTATE, che io ho avuto l’onore e il piacere di leggere (e consiglio a tutti di farlo perché merita tantissimo). C’è molto di te e delle tue esperienze in questo libro o la storia che hai creato è solo frutto della tua fantasia?

La storia è al cento per cento frutto della mia fantasia. Poi, ovviamente ci sono dei dettagli che non sono lasciati al caso, come la scelta dell’ambientazione. All’interno del romanzo, scopriamo Parigi attraverso gli occhi di una dei protagonisti: Irene, una ragazza italiana che vi si trasferisce da sola in cerca di un nuovo inizio. Le sfide che deve affrontare, dallo studio della lingua alla ricerca della casa, sono ovviamente le stesse con cui mi sono misurata anch’io nel corso della mia permanenza nella capitale francese.

  • A quale tipo di lettore, secondo te, è indirizzato questo libro?

Credo sia indirizzata ai lettori che hanno una fervida immaginazione e amano sognare.

  • In pochi sanno che IL SAPORE DELLE PAROLE INASPETTATE è stato il vincitore del torneo letterario #ioscrittore organizzato dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. Cosa hai provato quando l’hai saputo? Raccontaci un po’ di retroscena!

First reaction: SHOCK! Scherzi a parte, ovviamente è stata una bella sorpresa. Non me l’aspettavo proprio! Mi sono iscritta a Io Scrittore nel 2018, con un romanzo scritto quasi dieci anni prima. Ho sempre avuto la passione per la scrittura, ma non avevo mai sperato potesse concretizzarsi in una pubblicazione. Non avevo mai avuto il coraggio di farmi leggere da nessuno, poi ho scoperto questo torneo e ho finalmente deciso di mettermi in gioco. Il meccanismo è semplice: carichi la tua opera in completo anonimato e gli altri lettori ti giudicano dandoti un punteggio. Quando è stata resa nota la classifica dei vincitori e ho visto il titolo del mio romanzo tra i primi dieci ho capito il senso dell’espressione “non stare più nella pelle”. Sarei stata pubblicata e non vedevo l’ora che accadesse!

  • Quali consigli ti senti di dare a chi magari dentro di sé sente la necessità di scrivere ma non sa da dove cominciare?

Consiglio di sperimentare. Non bisogna per forza scrivere con un progetto preciso in testa. La scrittura può essere anche solo un esercizio, un divertimento, un modo per riflettere in attesa di capire dove ci porta davvero. Se invece parliamo di un desiderio più strutturato orientato alla pubblicazione, consiglio di provare a farsi le ossa con le riviste letterarie, palestre validissime dotate di redazioni serie che spesso lavorano con lo scrittore sull’editing.

  • Ma non solo IL SAPORE DELLE PAROLE INASPETTATE. In passato sono stati pubblicato tre dei tuoi racconti. Ti va di parlarcene? Dove potremmo leggerli?

Più o meno in contemporanea all’esperienza di Io Scrittore, ho deciso di provare a misurarmi con il genere del racconto. Nel 2018, ho scritto e pubblicato 3 racconti: “La balena 52-hertz” per Tre racconti, “Sangue del suo sangue” per Locomotiv e “La misura dell’assenza” per Tuffi Rivista. Sono tutti disponibili sui siti delle riviste letterarie citate e sono un esempio della mia scrittura più matura.

  • I tuoi lettori aspettano con ansia altri lavori: Hai altro in cantiere? Cosa dobbiamo aspettarci prossimamente?

Vorrei vantarmi d’essere una di quelle autrici prolifiche che scrivono ogni giorno, ma la verità è che l’incostanza è nella mia natura. Credo che la scrittura richieda tempo e concentrazione, due cose che quest’anno paradossalmente mi sono mancate. Però ho in mente una storia, il che è un buon inizio. Nel frattempo, in questa cornice difficile che ci impedisce di radunarci per le presentazioni e gli incontri con gli autori, mi accontenterei di riuscire a far scoprire “Il sapore delle parole inaspettate” a al maggior numeri di persone possibile.

  • Qui amiamo il GOSSIP e quindi da questa domanda non puoi scappare (SO CHE MI STAI ODIANDO). Chi è Francesco?

Francesco è la mia casa, è la persona che mi sopporta quotidianamente da quasi un decennio e che mi ha spronato a inseguire tra le altre cose il sogno della scrittura. Viene nominato spessissimo sul mio profilo, ma è apparso un’unica volta di schiena. Ci tiene alla sua privacy!

  • Ho saputo che ha anche scritto delle canzoni per te, trovo questa una delle dichiarazioni d’amore più belle che possano esistere. Un sigillo che mai nessuno potrà cancellare. Possiamo ascoltarle da qualche parte?

Esatto!

“You’re so precious”

e

“Tell me again”

entrambe contenute nel suo ultimo disco “Tales forma starless night”, che può essere ascoltato su Spotify, Youtube, Souncloud, Instagram Music. Insomma, un po’ dove vi pare! Si tratta di due dediche meravigliose che non so bene cosa ho fatto per meritarmi Quando ho sentito i testi per la prima volta, mi è scesa la lacrimuccia e poi ammetto che hanno fatto fangirlare la 16enne che c’è in me.

  • Una domanda che ogni lettore non vorrebbe mai sentirsi fare: top 5 dei libri della vita?
    • La valle dell’Eden, Steinbeck
    • Mentre morivo, Faulkner
    • Il buio oltre la siepe, Harper Lee
    • Palomar, Calvino
    • Easter Parade, Yates

  • Parlando invece di altre forme d’arte: top 3 canzoni e top 3 film?

Domanda difficilissima, tre sono troppo poche soprattutto per una come me che ama le canzoni tristi e il mondo è pieno di canzoni tristi! Ti dico le prime che mi vengono in mente:

1) First day of my life, Bright Eyes

2) Rebellion (Lies), Arcade Fire

3) Time has told me, Nick Drake

Anche nel caso dei film vale lo stesso discorso, ce ne sono troppi! Te ne dico tre che non hanno niente in comune e sicuramente ce ne sono di più noti:

  1. The Eternal Sunshine of the Spotless Mind
  2. Wristcutter: a Love Story
  3. Fahrenheit 451

  • Quali serie tv invece ci consigli di seguire?

La mia serie del cuore è Friends, ma penso l’abbiano vista più o meno tutti. Per cui parto con una carrellata di quelle viste di recente che ho apprezzato maggiormente: Seinfeld, Modern Family, Fleabag, Modern Love, The Marvelous Mrs. Maisel, Breaking Bad, The OA, Unorthodox, Westworld.

  • Parlando invece di social, riesci ad esprimere e a condividere tutto di te?

Penso di aver trovato la mia misura, il mio è un profilo personale. Mi limito a condividere solo quello che voglio, quando voglio, il che spesso significa sparire per un mese ma al momento mi va bene così.

  • Parliamo di amicizia. Sei riuscita ad instaurare dei rapporti importanti grazie ai social?

Assolutamente, per me sono stati uno strumento fondamentale per incontrare persone con cui condivido un’affinità speciale. Bookstagram in particolare mi ha regalato amicizie che ormai vanno al di là dei social e sono per me importantissime.

  • Quali sono quelli che utilizzi maggiormente e quanto sono importanti per te?

Per lavoro un po’ tutti, per questo nel tempo libero sento spesso il bisogno di prendermi una pausa dai social. In generale, però utilizzo in maniera abbastanza costante Instagram. Per me è un modo per connettermi con persone che hanno interessi affini ai miei, per scoprire cose nuove, contenuti di qualità, arte e luoghi da visitare.

  • Oltre tutti quelli che abbiamo già esplorato, hai altre passioni?

La parmigiana vale? Sono una persona semplice.

  • Siamo arrivati alla fine! Quali sono i profili instagram che secondo te meritano di essere seguiti?

Voglio segnalare

La mia giulijups, non serve nemmeno dire perché ❤

la.postmoderna, Marika organizza gdl bellissimi e i suoi contenuti sono interessanti e approfonditi

Lavyrtuosa, per foto di qualità e contenuti ben fatti e super originali.

la_berlinese, per contenuti inclusivi, figaggine e letteratura tedesca.

avventure_di_carta, per la spontaneità e le meraviglie che realizza con le sue manine.

Grazie dolcissima Giulia, sei super ROCK!

profili relativamente piccoli che secondo me meritano tantissimo!

POTETE SEGUIRE GIULIA SUL SUO PROFILO INSTAGRAM

E trovate il suo libro in tutti gli store e su Amazon

https://amzn.to/2MRpMJt

DIETRO LE APPARENZE #2 INTERVISTA A…

Sono veramente molto felice che questa rubrica sia entrata subito nei vostri cuori. Conoscere le vite degli altri, esplorarle insieme, condividerne gioie e dolori è sempre un motivo per guardarsi dentro e mettere in discussione la propria vita…ricordandosi sempre però che ogni vita è diversa, preziosa e speciale in ugual modo a tutte le altre.

Il viaggio che percorreremo oggi sarà sicuramente articolato, un vero e proprio uragano di emozioni.

Si, uragano penso sia la parola giusta per descrivere questa DONNA speciale.

Ma non perdiamoci in chiacchiere e tracciamo subito l’identikit.

Classe 1992.

Nata sotto il segno del Leone.

Lombarda dentro e fuori ma con inconsapevoli contaminazioni “terrone” nel temperamento! ❤️

Forte, determinata, coraggiosa, fedele, dolce, onesta, sensibile, allegra, simpaticissima, buffa, l’amica che tutti vorrebbero avere… sto parlando di lei : GIULIA MENEGHEL (giulsjups su Instagram)

Ciao Giulia, benvenuta. Partiamo subito con la domanda di rito: COME STAI?

Non è una domanda a cui rispondo facilmente, in questo periodo. Oltre alla situazione che purtroppo tutti stiamo vivendo, ci sono difficoltà personali che cerco di affrontare quotidianamente, gradualmente. Non posso perciò risponderti che sto bene, non posso però nemmeno risponderti che sto male. Sto cercando di sfruttare tutto il tempo a mia disposizione nel migliore dei modi.

DIETRO LE APPARENZE: Chi è Giulia dietro le apparenze?

Una ventottenne forte, soprattutto fragile. Una figlia, una sorella, un’amica e una fidanzata. Estremamente protettiva, estremamente Leone, determinata. Buffona quando serve. Sicuramente leale: se dico che ci sono, ci sono davvero e lo testimoniano le amicizie che durano da quasi tutta la mia vita e che intendo portare con me in casa di riposo (Ciao Je, ciao Chiara, ciao Zigo, ciao Ale, ciao Gaia). Onesta (fin troppo). Permalosa, acida alle volte. Mi arrabbio facilmente. Piango tanto, ma tanto davvero (chiedere alla mia migliore amica Giulia per referenze). Ho un lavoro che mi piace in un ambiente pieno di persone che mai avrei immaginato di trovare (ehi Laura, ehi Lia, ehi Gio, ehi Sara ciao a voi!). Cerco di portare a termine troppe cose, con estrema difficoltà. Mia madre però mi ha fatto testarda, quindi prima o poi ci riuscirò. Ho bisogno di avere tutto sotto controllo, quando qualcosa va “fuori pista” entro in crisi. Le mie ansie derivano in parte anche da questo mio lato troppo rigido e severo. Dietro le apparenze siamo tutti un po’ diversi da come ci vedono gli altri, o da come ci mostriamo (che non significa per forza fingere); immagino “dietro le apparenze” come una stanza in cui rinchiudersi e abbandonare tutto fuori dalla porta per potersi concedere un momento di debolezza e di sconforto o al contrario di totale follia.

Per chi non conosce bene i dettagli intimi di te: chi è Giulia nella vita di tutti i giorni? Cosa fai nella vita?

Giulia nella vita di tutti giorni è di corsa (faccina che ride). Sto per concludere la triennale in Scienze dei beni culturali – con grande fatica – ma soprattutto lavoro come segretaria in un’azienda da cinque anni. È un lavoro che mi piace.

Si nota subito un interesse particolare per l’arte. Che significato ha per te?

Non ci crederai: l’arte non mi è sempre piaciuta. Anzi. Un giorno poi ho ascoltato mio cugino Luca parlare di un quadro ed è sbocciato l’amore. Ho iniziato a interessarmi, a leggere, a informarmi, a visitare musei e città europee. Complice anche la mia professoressa di prima liceo che spiegava l’arte come se stesse raccontando una storia avvincente, e in effetti è così. Ogni opera d’arte ha alle spalle un mondo di emozioni e di vita che neanche si può immaginare.

Quali sono i sogni che speri di poter realizzare?

Oh cielo, non saprei. Sicuramente nell’immediato futuro spero di raggiungere la laurea tanto desiderata e sudata. Successivamente realizzare il sogno di avere una casa da condividere con il mio ragazzo e spero con tutto il mio cuore di diventare mamma. Cerco di sognare piano, ho dovuto spesso ridimensionare i miei desideri.

Parliamo di Frida. Un’icona della tua vita a cui sei particolarmente legata. Cosa rappresenta per te?

Frida è una bomba di coraggio, di spregiudicatezza, di dolore, di VITA. Frida rappresenta tutto questo ma non so spiegare quanto. Qualsiasi altra persona si sarebbe arresa – e non sarebbe da biasimare – eppure lei voleva lasciare un segno nella storia dell’arte, delle donne e tanto altro. Se penso a Frida non penso all’incidente che ha avuto ma a quanto fosse fuori dagli schemi: per quegli anni è tutto meno che scontato. Frida è il bello e il brutto, il buono e il cattivo. È resistenza, è sopravvivenza. È perseveranza. È avere due palle così. Ha amato un uomo viscido e orrendo esteriormente ma specialmente nell’anima, e forse senza di lui non si sarebbe mai sentita completa (nonostante la ferisse di continuo) e non perché una donna debba per forza avere un uomo per sentirsi viva, ma perché era il suo centro. Tutti abbiamo un centro, a pensarci bene. La sua arte è provocatoria, mi rendo conto che non a tutti possa piacere, bisogna leggerla come se fosse un libro. Come un’autobiografia.

Giulia/Frida

Se dovessi paragonarmi/ti a qualcosa/qualcuno legato al mondo dell’arte, cosa sceglieresti e perchè?

Oh, questa è difficile! Posso chiedere l’aiuto da casa? Scherzi a parte, e qua ti stupisco… Paragoni non ne posso fare però ci inserirei nel contesto eclettico della “Place Georges Pompidou” a Parigi. Quando ci sono stata cinque anni fa mi sono sentita dentro a un film. Sono certa che ti piacerebbe tantissimo. È stata mia sorella a portarmici ed è una delle tante cose che mi ha fatto scoprire che hanno segnato notevolmente la mia visione del mondo.

Artisti preferiti?

In Norvegia ho scoperto il vero Munch. Viscerale, sentivo i suoi quadri parlare. Però spazio molto e ti menziono anche Toulouse-Lautrec, Dalì, Artemisia Gentileschi per l’eleganza, Marina Abramovic per la genialità. Botticelli per la perfezione.

Sei anche un’appassionata di sport in particolare di basket. Quando è nata questa passione?

Qui dobbiamo tornare agli anni ’90. I miei fratelli ed io siamo nati con la palla in mano grazie ai nostri genitori che sono stati sia giocatori che allenatori. Devo però la passione a mio fratello, di cui ho perso credo forse 15 partite in totale su migliaia. Lui non lo sa ma mi ha insegnato più di quanto possa immaginare: la lealtà di cui parlavo nella prima domanda per esempio, perché la squadra viene prima di tutto. Tra l’altro grazie al basket ho conosciuto due delle persone più importanti che mi hanno accompagnato in un percorso di crescita non indifferente e tante altre che sono state la mia “rete” di protezione.

Un’amichevole all’ultimo sangue insieme al fratello.

In che modo te ne occupi al momento? Continui a giocare?

Fino a qualche giorno fa ho seguito la società in cui sono cresciuta dal lato social, però ho dovuto momentaneamente lasciare il mio ruolo per mancanza di tempo e di serenità. Invece, il mondo del basket femminile non piange la mia assenza in campo, ho appeso le scarpe al chiodo. Anche se allenare mi manca.

Hai un passato molto delicato. Sei un esempio di coraggio e di determinazione. Hai vinto una battaglia durissima che ti ha reso una DONNA già dalla giovanissima età. Parlarne qui mi rendo conto che può essere complicato emotivamente e anche limitante, ma può essere necessario per tutti. Non ti chiedo nulla in particolare, ma sentiti libera, se ti va, di dirci quello che vuoi.

La mia storia penso la conoscano un po’ tutti, “dietro le apparenze” ci sono le notti da sola in ospedale, le giornate trascorse a conoscermi meglio e a guardare fuori dalla finestra la vita che andava avanti. Ci sono i momenti di stanchezza, i vuoti e il “perché a me?” che non ha risposta. Non è semplice mettersi in stand by, il percorso è impervio e pieno di ostacoli. Ti dirò che in realtà ne parlo volentieri, ho fatto quasi pace con il mio passato: quasi perché nella mente rimane un po’ di paura e di fatica. Non è stato semplice accettare che sia accaduto ciò che è accaduto e non so ancora se l’ho accettato totalmente. Certo è che però bisogna realizzarlo per non rimanere bloccati e ferma io non ci so proprio stare. Quindi bisogna segnarsi l’obiettivo, guarire in questo caso e rimboccarsi le maniche. è giusto avere dei cedimenti, è giusto avere dei momenti di buio. Chi ho avuto intorno mi piace chiamarlo il mio esercito, ha saputo rispettare questi momenti e successivamente sollevarmi di peso per ricominciare a camminare. Fra un “forza Giulia” e una chiamata non ho avuto dubbi: ce l’avrei fatta perchè avevo e ho troppo da fare qui. Si può vincere, si può resistere, si deve anzi! Questo mio “incidente” mi ha cambiata ma il mio essere qua mi impone di raccontare e condividere speranza. E scusa se “sfrutto” questo tuo spazio però ho bisogno di lanciare un appello: diventare donatori di midollo osseo potrebbe salvare la vita di qualcuno, grandi e piccini. Può spaventare, lo so, ti assicuro comunque una cosa: il bene che si fa è più grande di quanto si possa immaginare.

Un’esperienza terribile che però ti ha permesso di conoscere tanti ANGELI protettori o come lo definisci tu il tuo ESERCITO. Dei rapporti straordinari che ti hanno cambiato la vita. Cosa ci dici di loro? Li senti ancora?

Oh sì. Ci sono angeli che non sono più fra noi fisicamente e porto con me ogni giorno e guidano ogni mio passo. Poi c’è chi è sopravvissuto, potrei dire che siamo sopravvissuti insieme. Con Francesca ho condiviso “courage”, un tatuaggio che ci accomuna sotto vari aspetti. Ivan invece ha deciso di condividere con me la vita. Ci siamo conosciuti per caso in sala d’attesa, il “bunker” come lo chiamavamo noi, e ci siamo promessi di rimanere insieme “fino alla fine”. Mi ha voluto accanto a sé come testimone di nozze, è diventato negli anni la mia ancora di salvezza, qualcosa che non so definire.

E non me ne vorranno per ciò che dirò ora perché devo citare Dalila, l’infermiera (…è riduttivo!) che mi ha curato con amore e follia. Posso raccontarti questa storia? Va beh, lo farò lo stesso. Dalila era fresca di laurea e ha cominciato a lavorare in ematologia il 19 marzo 2012 mentre io sono stata ricoverata esattamente il giorno successivo. Coincidenze? Forse no! È stata tutto ciò che non potevo avere, ovvero mamma sorella amica confidente (piango a pensarci ancora adesso), fonte di risate continue. Non ci siamo mai perse di vista e poter essere presente nel suo giorno più bello (il suo matrimonio) è stato un onore immenso (ho pianto e piango ancora). Auguro a tutti di incontrare – possibilmente non in ospedale ma anche lì eventualmente – una Dalila perché è il regalo più bello che la vita mi abbia fatto.

Giulia e Francesca
Giulia insieme ad Ivan
Giulia e Dalila

Ti piace tutto del tuo carattere o c’è qualcosa che personalmente vorresti limare?

Parlo troppo. Esigo troppo da me stessa e forse anche dagli altri, non lo so. Non sono neanche lontanamente perfetta e sbaglio continuamente. Si cresce e si cambia, si persevera negli errori e si impara dagli stessi.

Vivi in Lombardia. La zona d’Italia che è stata colpita fin da subito dalla pandemia. Cosa ti manca di più? Quale sarà la prima cosa che farai non appena tutto finirà?

È scontato dire che mi manca Simone? Appena tutto finirà vorrei riabbracciare le mie migliori amiche, mia nipote, i miei migliori amici, gli estranei (no ok forse questo no).

Il Natale si avvicina. Come stai vivendo quest’anno lo spirito natalizio?

Malino. Il 2021 è tanto atteso e speriamo che non faccia danni ulteriori.

Arte, libri, basket. Altre passioni?

Serie tv. Tante serie tv. Teatro (grazie al mio papà). Cucinare, mangiare ciò che cucino con Simone, mangiare in generale… Ho fatto clownterapia, quindi mi piace anche colorarmi e far sorridere. Adoro guardare Bake Off. Impazzisco per il lago. So a memoria le battute di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Passiamo un po’ ai social. Partirei dalla scelta del tuo nick Instagram: GIULSJUPS. Che significa?

Giuls è come mi “firmo” in giro e come alcuni mi chiamano, Jups invece è il nomignolo che mi ha dato tanto tempo fa un vecchio caro amico. Non sarà originale ma mi identifica abbastanza.

Al contrario di molti di noi tu hai deciso di percorrere la strada della “normalità”, miscelando vita privata a passioni. Da cosa nasce questa scelta quasi atipica e se vogliamo anche coraggiosa per il “nostro mondo”?

Non nasco come “pagina che parla di libri” perché per me sarebbe estremamente limitante, ho sempre avuto bisogno di spazi e instagram è bello proprio perché ne mette a disposizione tanto.

Bookstagram: cosa ti piace e cosa non ti piace?

La condivisione è la parte più interessante, le polemiche annoiano. Deve essere uno svago, la pesantezza abbonda nel mondo esterno, perché portarla anche lì?

Autopubblicati, autori emergenti e nuove CE. È proprio un universo che divide la nostra comunità. Cosa ne pensi e come ti rapporti con loro. Non trovi ci sia troppo scetticismo di base?

C’è e un po’ è motivato. Non giudico nessuno però è vero che una casa editrice offre l’accesso a figure di supporto che possono migliorare e aiutare. Le nuove CE le ritengo coraggiose, specie per il periodo storico particolare. Devono solo cercare di essere originali e proporre titoli altrettanto originali, altrimenti è un rischio. Vale lo stesso per gli autori emergenti, ce ne sono di veramente validi in cerca di appoggio pronti a tutto ed è anche nostro compito di lettori dar loro una mano.

Parliamo di cose belle. Con alcuni sei riuscita ad instaurare dei rapporti solidi (noi siamo un esempio). Cosa rappresentano per te queste persone?

Rappresentano novità e continuità allo stesso tempo. Annamaria è stata la finestra su questo mondo, l’ispirazione; Naty è la certezza; con Giulia condivido l’anima; Manu è diventata una sorella da accompagnare durante la sua crescita e ha i 20 anni che avrei desiderato; Gioia parla la mia lingua; Jaro è Jaro e dice tutto; a Elisa “presente e sorprendente” devo lunghi venerdì sera; poi Sara, Katiuscia, Alice, Alessia, Antonio, Valeria, Laura, ancora un’altra Giulia e un’altra ancora. Rischio di scordare qualcuno ma chiunque abbia conosciuto su quel social offre stimoli e mi spinge a conoscere e a migliorarmi.

Quali social utilizzi e che importanza gli dai? Riesci a raccontarti a 360°?

Uso principalmente Instagram, Facebook meno. Riesco a raccontarmi perché non ho nulla di cui vergognarmi e mi sono già vergognata abbastanza da adolescente.

TU PENSAVI NON CI FOSSE IL MOMENTO GOSSIP. ILLUSA. Chi è Simone per Giulia?

Simone anzitutto è Ciccetto. È il mio “secondo tempo”. Il mio futuro. È il compagno di vita che ho scelto. Simone è buono, è generoso, è un amico e anche se ci sono stati alti e bassi – come in ogni coppia normale – mi ha aiutata a rinascere ed è il mio fan numero uno: senza di lui molti traguardi non li avrei raggiunti perché lui crede in me e al giorno d’oggi non è così scontato. Siamo l’uno il supporto dell’altra, c’è condivisione, c’è dialogo. C’è fiducia. E qui la pianto perché poi divento miele puro e non ce la posso fare.

Simone e Giulia aka “CICCETTI”

Per un lettore accanito è sicuramente la domanda che non vorrebbe mai ricevere. Quali sono i tuoi 3 libri del cuore e perché?

È come chiedere a un genitore quale figlio preferisce!!

1- Il buio oltre la siepe

2- La ragazza delle arance

3 – Il giardino segreto

Quali sono le rubriche (tue o anche di altre persone che segui) che secondo te nessuno dovrebbe perdersi?

#graphicando ovviamente!!!!

#bioletterarie #nelnomedellastrega #mercoledìeinaudiani #pulitzerì

Un libro che conoscono in pochissimi ma che tutti dovrebbero leggere?

Te ne cito uno letto di recente: l’amore mio non può di Lia Levi e ne cito un altro che ho letto e amato: Nel nostro fuoco di Maura Chiulli.

Parliamo di altre forme d’arte. Top 3: canzoni e film/serie TV.

Film:

  • Midnight in Paris;
  • The blind side;
  • Ratatouille.

Canzoni:

Siamo alla fine dai, ce l’hai fatta! Respira. Quali sono i profili che ci consigli di seguire e che secondo te dovrebbero passare sotto le mie grinfie?

Quanto mi hai fatto parlare santo cielo, sai che mi vendicherò togliendoti la gioia di audio in cui sclero, vero? Comunque, i profili che adoro di più sono:

Ti voglio un bene infinito Giulia. Sei una persona straordinaria. Lo sai, vero?

Emanuele del mio cuore, pensavi mi fossi dimenticata di te? Ti dico pubblicamente che in questo periodo mi sono tanto affidata a te e sei stato un amico presente nonostante le nostre case siano ai poli opposti dell’Italia. Ci siamo confidati, ci siamo aiutati, abbiamo riso insieme e so che prima o poi il libro che ti ho spedito due anni fa busserà alla tua porta (magari insieme a me). Però, cazzo, 29 domande erano proprio necessarie? (faccina che ride).

Il profilo di Giulia su Instagram:

DIETRO LE APPARENZE #1 INTERVISTA A…

Eccoci finalmente arrivati al primo appuntamento con questa nuova rubrica.

DIETRO LE APPARENZE nasce dalla voglia di voler condividere uno spazio creato da me con tutte quelle persone che hanno tanto da raccontare, e di conseguenza da cui noi possiamo apprendere tantissimo grazie alle loro esperienze, ai loro interessi e alla loro vita in generale.

Personalmente sento sempre dentro di me l’urgenza di assorbire tutte le cose belle degli altri per mettermi in discussione e poter crescere e in fin dei conti credo che tutti abbiano qualcosa da raccontare, nessuno escluso.

Il segreto sta solo nel saper ascoltare attentamente…!

Passando concretamente al primo ospite, sono veramente felice e onorato che sia lui ad inaugurare questa rubrica e che abbia accettato subito la mia proposta con grande entusiasmo.

Ci tenevo veramente perchè è una persona per cui nutro una grandissima stima pur non conoscendolo personalmente dal vivo (da quando ho aperto il profilo instagram sono veramente tante le persone belle che ho conosciuto virtualmente e a cui voglio dare voce e spazio. Come dico sempre se qualcuno mi avesse mai detto qualche anno fa una cosa del genere gli avrei riso in faccia, ma questa è un’altra storia.).

Penso che sia veramente la persona giusta con cui aprire questo progetto perchè in questo periodo storico molto particolare e difficile abbiamo bisogno di esempi positivi, di persone coraggiose come lui che hanno fatto del cambiamento e della ricerca interiore la propria ragione di vita.

Passiamo, dunque, subito alla presentazione:

Classe 1992

Segni particolari: Campano DOC, viaggiatore, scrittore e come ama definirsi lui: “un eterno ROMANTICO”.

Oggi ho il grande piacere di poter fare una lunga chiacchierata a cuore aperto con ANDREA GALLO (andrea.send su instagram)

Ciao Andrea, benvenuto. Ti volevo ringraziare pubblicamente per aver accettato la mia proposta. Tu hai un percorso di vita molto particolare che sicuramente può essere di ispirazione per molti e sono sicuro che chi non ti conosce ancora rimarrà piacevolmente sorpreso. Passiamo, quindi, subito alle domande.

Come prima cosa vorrei subito chiederti qualcosa che può risultare banale ma che secondo me è essenziale, soprattutto di questi tempi: COME STAI?

Ciao Emanuele, sto bene grazie. è una situazione difficile per tutti ma passerà. Non può piovere per sempre!

Questa rubrica si chiama DIETRO LE APPARENZE, quindi ti chiedo: sei mai stato “vittima” dei pregiudizi altrui? Cioè ti è mai capitato di sentirti dire dagli altri che a primo impatto dai un impressione che poi invece non corrisponde alla realtà?

Certo, come tutti! Ma me ne frego e sono me stesso. Con tutti i pregi e i difetti. Fanculo il giudizio altrui.

Abbattiamo le barriere… Descriviti in cinque parole.

Lo faccio in quattro: sono un eterno Romantico.

Ti conosciamo sui social come un viaggiatore… Possiamo definirla una professione a tutti gli effetti?

No, quello che alcuni non capiscono è che viaggiare non è una professione, a meno che tu non abbia degli sponsor. Ma Viaggiare è sempre e solo una passione e perciò come tale parte da dentro. Al di là se un domani ci potresti guadagnare o meno è il desiderio impellente di partire e di conoscere il Mondo, le persone e le culture diverse. Almeno per me è così. Ho bisogno di camminare in città o in sentieri sconosciuti per continuare a meravigliarmi ogni giorno.

Hai spesso raccontato che inizialmente non tutti hanno appoggiato questa scelta, non sei stato capito probabilmente. Com’è la situazione oggi? In generale pensi che nel 2020 ci siano ancora dei pregiudizi in merito?

Maronn e quante domande Emanuè! Ahahahah… Si continuo a non essere capito in questa mia scelta ma me ne frego. Credo che in ogni epoca un viaggiatore è sempre stato visto come uno con la testa tra le nuvole. Quando poi, in realtà, non è così. Semplicemente sono una persona molto curiosa e che non si accontenta di vedere un documentario di viaggio. Io voglio VIVERE quel viaggio. Voglio provare sulla mia pelle le emozioni e le sensazioni che solo un viaggio può darti.

La cosa che più colpisce della tua storia è sicuramente il coraggio. Tutti almeno una volta nella vita abbiamo pensato di preparare la valigia e di partire da soli verso mete sconosciute, ma nel 90% dei casi però alla fine non si ha il coraggio di farlo. Qual è il “segreto” per fare questo salto di qualità?

Non c’è segreto nel coraggio perchè arriva nel momento del bisogno. Io avevo bisogno di viaggiare quando ho capito che il mio tempo era limitato. Che non c’è il tempo sempre per fare tutto. Perciò quando vuoi fare qualcosa non stare troppo a pensarci. Diamine fallo e basta! Appunto questo è il sunto del mio ultimo libro.

Viaggiare porta spesso a fare delle rinunce. Tu hai dovuto rinunciare a qualcosa per realizzare i tuoi sogni?

Scegliere vuol dire rinunciare. Ogni scelta nella tua vita porta a delle rinunce e a delle conseguenze. Per questo è importante scegliere con il cuore, così che tu stia sempre a posto e possa andare avanti senza guardarti indietro. Senza rimpianti.

Con questa spero di strapparti una risata. Hai pubblicato due libri: IL DIARIO DEL CAMMINO DI SANTIAGO e DELAI. SULLA VIA DELLA SETA. Il primo ha avuto un exploit di letture che ti ha portato in alto alle classifiche di Amazon proprio durante il lockdown di Marzo. Il secondo è stato pubblicato nelle ultime settimane in cui stiamo vivendo una situazione che può essere definita come un lockdown 2.0. Sei consapevole che per molti sei sinonimo di pandemia tanto quanto la maratona di Harry Potter in tv? Siamo preoccupati all’idea di una terza pubblicazione.

Ahahahahah è probabile che l’anno prossimo uscirà il mio terzo libro e no, non è uno scherzo! Ahahahah

Il diario del cammino di Santiago – Andrea Gallo
Delai. Sulla via della seta – Andrea Gallo

Parliamo proprio di IL DIARIO DEL CAMMINO DI SANTIAGO. In questo libro ci racconti della tua prima esperienza come viaggiatore “solitario”. Tu stesso dici che ti ha cambiato la vita. In che modo te l’ha cambiata? Chi era Andrea prima?

Andrea di prima era sicuramente meno consapevole. Mi piace dire che il cammino di Santiago non ti cambia ma ti migliora. Io avevo da migliorare tanti aspetti come quello spirituale ad esempio. Andrea di prima era più superficiale e meno se stesso. Ascoltava poco e per questo era triste, perchè non capiva.

Proprio in questo libro viene appunto fuori il tuo rapporto con la fede e la spiritualità. Cosa rappresenta per te la fede?

La fede rappresenta per me una grande FORZA che può aiutarti a superare i momenti più brutti della tua vita.

Alla fine dici che è un’esperienza che consigli a tutti di fare. Perchè?

Perchè è un’esperienza che è capace di metterti in contatto con te stesso e con il mondo che ti circonda. Ti trasmette un’energia positiva unica e ti resta dentro come una fiamma perpetua. Il cammino di Santiago ti insegna ad andare avanti ogni giorno, nonostante tutto , un passo alla volta. Ti insegna ad avere fiducia nel mondo e nelle persone e soprattutto ti insegna a seguire la tua strada qualunque essa sia con coraggio e fede. Ti apre gli occhi nella vita per farti seguire le frecce gialle che come sul cammino anche nella vita si mostreranno a te in maniera inequivocabile.

Lo rifaresti? Se la risposta è si, come l’affronteresti questa volta?

Certo che lo rifarei e lo voglio rifare al più presto! Lo affronterò diversamente, questo è sicuro, ma sarò sempre IO.

Nel tuo secondo libro invece, DELAI. SULLA VIA DELLA SETA, ci racconti dell’esperienza di viaggio proprio sulla Via della Seta, da Shanghai fino ad arrivare a Roma senza l’utilizzo degli aerei. Che esperienza è stata?

è stata un’esperienza INCREDIBILE! Inimmaginabile e senza precedenti per me. Grazie anche a tante di quelle cose che l’hanno resa tale come racconto proprio nel libro.

MOMENTO GOSSIP! Ti tocca, mi dispiace. La storia che ci racconti tra te e N. è la nuova ship preferita dei tuoi lettori di questo 2020, possiamo benissimo definirla una moderna Orgoglio e Pregiudizio ma con un finale che spezza un pò il cuore. L’hai mai più rivista o sentita N. dopo quell’ultima volta?… FACCI SOGNARE!

Dopo il Kazakhstan io e N. abbiamo chiuso come spiego nel libro. Non c’è stata un’altra possibilità per noi e non so se mai ci sarà. Ma come si dice nella vita: NON SI SA MAI. Può darsi che un giorno ci rivedremo in qualche bar o per strada e magari parleremo di quella volta che… SULLA VIA DELLA SETA.

Allacciandomi un pò a quest’ultima domanda: sicuramente i viaggi ti permettono di conoscere persone che possono cambiarti la vita. Ma come si fa a gestire questi rapporti una volta ritornati ognuno a casa propria? Perdurano nel tempo o alcuni si possono definire dei “fuochi di paglia”?

Vedi, dipende dal viaggio. Alcuni rapporti, come quelli che potresti avere nella tua città, si rivelano dei fuochi di paglia, ma è diverso quando si vivono delle emozioni insieme. Quando si sente di provare qualcosa come l’amore o anche se si stringe un legame di amicizia. La distanza conta ma io sono dell’idea che volere è potere, e che non esiste distanza tra due cuori che si cercano. Per quanto riguarda i rapporti di amicizia restano invariati ed è buffo incontrare qualcuno dopo tanto tempo e vederlo cambiato fisicamente. Ma dentro, quel legame creato da un viaggio, resterà per sempre.

Perchè, secondo te, le persone dovrebbero leggere il tuo ultimo libro?

Perchè è autentico, e non descrive solamente un viaggio ma anche le emozioni provate. Per il resto, dovresti dirmelo tu che l’hai letto. Perchè le persone dovrebbero leggerlo?

Sono dell’idea che viaggiare apra la mente. Sei d’accordo?

Viaggiare apre la mente solo se tu decidi di avere una mente aperta, e quindi più ti dimostri aperto verso il mondo e la vita e più ti “apri la mente”, che poi tradotto sarebbe che non smetti mai di imparare. Viaggiare appunto è un antidoto contro l’ignoranza.

Per chi viaggia tanto è inevitabile, una volta ritornati, fare dei paragoni. In cosa secondo te l’Italia è rimasta indietro e in cosa invece la trovi un passo avanti rispetto ai posti in cui sei stato?

L’Italia è un passo indietro al mondo su molti aspetti. Davvero tanti. Ma una cosa su cui siamo unici è la nostra gentilezza. Il nostro essere “buoni”. E poi è il posto più bello del mondo.

Qual è il viaggio che vorresti assolutamente fare più degli altri?

è sicuramente quello insieme ad una persona speciale accanto. Ma senza impegno e senza volerlo fare per forza con tutte. Questo tipo di viaggio si propone solo alla persona di cui sei follemente innamorato ed è spesso difficile trovarla. Soprattutto per uno come me ahahahah, ma io continuo a sognare…

Nei tuoi libri e sui social emerge la passione per il cibo e soprattutto il fatto che tu sia vegetariano. Quando hai deciso di fare questa scelta?

Sono diventato vegetariano tre anni fa dopo un viaggio in Cina. All’inizio per provare a me stesso di potercela fare poi si è trasformato in amore per il mondo e per gli animali.

Sicuramente la pandemia ha colpito in maniera particolare il settore turistico. Con quale stato d’animo sta vivendo un viaggiatore questo periodo tremendo che nessuno ci potrà più rimborsare? Cosa prevedi per il futuro?

Un viaggiatore di certo sta vivendo questo periodo con sofferenza nel dover rimanere a casa, ma vedi, un viaggiatore cerca sempre di essere ottimista e positivo. Quando ci sono momenti come questo non bisogna abbattersi perchè si può viaggiare in tanti modi: sognando il prossimo viaggio o anche leggendo un libro.

Oltre viaggiare, quali sono le tue passioni più grandi?

Amo tanto scrivere, disegnare, fotografare ed allenarmi. Cerco di farle nonostante tutto anche quando non viaggio.

Parliamo di social network. Che rapporto hai con loro e quali di questi usi? Che importanza gli dai e quanto incidono nella tua vita?

Uso Instagram, Facebook e YouTube. Chi meno e chi di più, ma il mio rapporto con loro è marginale. Ossia la realtà è quella che si vive ogni giorno e quelle sono solo delle finestre, piccoli attimi di noi per il mondo intero.

Sei uno da post perfetto o pubblichi i tuoi contenuti senza pensarci più di tanto?

No non sono uno da post perfetto, cerco solo di fare le cose come meglio posso. SEMPRE.

Cosa ti piace e cosa non ti piace di questi social?

Non c’è niente onestamente che non mi piaccia. L’unica cosa è che magari sarebbe meglio dirsi le cose in faccia piuttosto che farlo tramite post o stories. è semplice, basta interagire e cercare quella persona nella vita reale, non voglio risultare antipatico, ovviamente quando lo si può fare e cioè in molti casi. Tutto qua.

Durante i tuoi viaggi sei uno che preferisce fotografare tutto così da avere per sempre i ricordi a portata di mano o preferisci in alcuni casi goderti l’emozione del momento e conservare alcuni ricordi solo per te?

Dipende sempre dai momenti che stai vivendo. Fotografare o registrare video non è sbagliato durante il viaggio. Ma vi sono momenti così intimi e personali che non hanno bisogno di essere fotografati perchè il massimo che possono darti lo puoi ricevere solo vivendolo a pieno, da soli o con chi sta al tuo fianco.

Progetti per il futuro? Pensi che continuerai a raccontarti in altri libri?

SI, continuerò a raccontami finchè sentirò di avere qualcosa d’interessante da raccontare.

Scrivere può essere un’arma a doppio taglio. Doloroso e liberatorio allo stesso tempo. Cosa rappresenta per te la scrittura?

Esattamente questo. La scrittura è sia dolore che liberazione. Soprattutto quando parli d’amore o racconti di un lutto. La scrittura può liberarti dal peso del riflettere troppo. Per me sputare i miei sentimenti su carta e poi mettere in ordine le parole e costruire una frase di senso compiuto è una necessità. Non importa se vengo letto o meno, l’importante è scrivere anche nei momenti difficili.

Sai che mi occupo di libri principalmente, ma non solo. Amo l’arte in generale. Tre libri, tre film e tre canzoni a cui sei profondamente legato.

Tre libri:

  • Fiesta – Ernest Hemingway
  • Factotum – Charles Bukowski
  • De profundis – Oscar Wilde

Tre film:

  • Midnight in Paris
  • Notting Hill
  • Inception

Tre canzoni:

Oltre viaggiare, hai altri sogni nel cassetto?

Vorrei più di ogni altra cosa trovare la donna della mia vita e sposarmi, diventare papà e un giorno essere un nonno a cui raccontare le mie storie a figli e nipoti… MAGARI!

Sei felice in questo momento?

Si, in questo momento sono felice, ma… LA FELICITà è PUTTANA.

Siamo arrivati alla fine, puoi tirare un sospiro di sollievo. Ti va di consigliarci qualche profilo instagram che secondo te dovremmo assolutamente seguire? Magari potrebbero essere i prossimi protagonisti di questa rubrica.

Te ne voglio consigliare due.

  • Uno è il mio amico Carlo, famoso anche su instagram per il suo profilo Italianyes
  • Il secondo è Giuseppe, un mio amico che è anche un fotografo e un videomaker molto bravo.

Vi ricordiamo che potete acquistare i libri di Andrea (che io vi consiglio assolutamente di leggere) qui:

Grazie davvero Andrea, per esserti raccontato ancora di più.

Grazie a te Emanuele, mi sono molto divertito!

Potete seguire Andrea sia su Instagram che su Facebook

https://www.facebook.com/1occhiosulmondo

UNA FIGLIA ESEMPLARE

” Alla fine avevo fatto tutto quello che lei mi aveva chiesto, anche se erano cose che odiavo. Ero stanca morta dell’odore acre del suo corpo, dei capelli stopposi nella spazzola e della padella per le urine, della bacinella, delle pillole che le impedivano di urlare, contorcersi e rivoltarsi, come fanno le trote nel fiume Montgomery quando vengono tirate su appese all’amo, e le branchie si allargano nella agitazione della morte.

Cercai di fare tutto senza alzare la voce, senza gridare: << Muoio anch’io con te>>. Ma lei lo sapeva, lo sentiva. Era questa una delle innumerevoli ragioni per cui si stendeva sul divano del salotto e piangeva senza emettere suoni, con le lacrime che davano alla sua pelle grigio-giallastra, tirata sulle ossa, la stessa lucentezza della stoffa che usava per le fodere o dei vecchi paralumi a fiori che aveva dipinto per la mia camera. Feci il possibile perchè fosse comoda, provai a fare quello che voleva lei. Tutti, tranne quell’ultima volta.”

Sono giorni un pò particolari, in cui mi capita di ascoltare storie piene di dolore. Non esistono mai dolori meno importanti di altri, ma è il valore e il potere che diamo noi a quel dolore di invadere la nostra vita che ne quantifica la sua vera intensità.

In questo titolo che MI HA SCELTO per #quandoilibrivannoalcinema si respira fin da subito un’aria piena di tristezza, dolore e nostalgia.

Siamo veramente disposti a rinunciare alla nostra vita, alle nostre sicurezze e ai nostri progetti per aiutare qualcuno che amiamo alla follia?

La protagonista di questa storia, Ellen, inizialmente non lo è affatto. Anzi, farebbe di tutto per scappare via da quella situazione, una situazione che però ben presto si ribalterà radicalmente e in cui verranno fuori dei fantasmi del passato che dovrà inevitabilmente affrontare. Si, perchè possiamo impiegare anni della nostra vita a scappare via da tutto ciò che non vogliamo accettare di noi stessi e degli altri, ma la vita si diverte sempre a farci fare i conti con tutto e non regala mai sconti. Spesso per giustificare delle situazioni fingiamo che queste non esistono, che va tutto bene e ci costruiamo una vita dalla facciata perfetta da fare quasi invidia agli altri, ma le cui fondamenta sono così fragili da far crollare tutto alla prima tempesta di vento.

Ci sono momenti in cui pur di non accettare la realtà, ci mettiamo una benda sugli occhi e idolatriamo quelle persone che ci causano delle ferite immense, gli regaliamo il gradino più alto del podio e paradossalmente colpevolizziamo noi stessi e le persone più fragili provando addirittura un senso di repulsione nei loro confronti.

In questo libro tutto questo viene a galla ed Ellen si troverà costretta a fare i conti con un padre autoritario, egoista e che lei ha deciso da sempre di idealizzare alla massima potenza, lui ha il completo potere della sua vita ed Ellen farebbe di tutto per non deluderlo; e anche con una madre, Kate, di cui invece ha un giudizio completamente opposto e se c’è una cosa di cui Ellen sembra essere certa è che farebbe di tutto per non essere come lei.

Ben presto però, quando Kate si ammala di cancro, tutto cambia. Ellen su ordine del padre è costretta ad abbandonare il suo lavoro nell’apice della sua carriera per accudire la madre e verrà a galla tutto quello che fino a quel momento ha deciso di seppellire.

” <<Tua madre non ha assunto un’infermiera quando ti hanno tolto le tonsille. E nemmeno quando hai avuto la varicella o ti sei rotta il braccio. Non le piacerebbe avere estranei per casa. Non vorrà neppure una donna delle pulizie.>>

<< Papà, ho un appartamento. Un lavoro. Ho una vita mia.>>

[…] <<Tu…>> disse, buttando un libro in cima al mucchio <<avrai pure>> e poi le scarpe da ginnastica <<la famosa istruzione ad Harvard>> e i mocassini <<ma, non hai cuore>>.”

Da quel momento tutto ciò che Ellen aveva idealizzato sui suoi genitori cambierà forma e si accorgerà che il mito del padre, dedito religiosamente al suo lavoro e alla sua carriera da mettere tutto il resto al secondo posto, crollerà in un secondo e porterà a galla tutta l’assenza e il dolore che lui ha provocato a lei, ai suoi fratelli e soprattutto alla madre.

La madre invece, si rivelerà essere una persona dalla mente e dalle idee brillanti. Una donna così innamorata del marito e dei suoi figli da decidere di lasciare spazio alla loro relazione a discapito del suo amore. Una donna astuta, forte che soffre in silenzio e accetta tutto il suo dolore. Ma il rapporto tra lei ed Ellen, messo alle strette dalla situazione, fiorirà in maniera esponenziale ed Ellen si troverà di fronte ad una Kate fino ad allora inedita.

“<<Ci vorrebbe un progetto>>, disse quella mattina. <<Qualcosa da realizzare insieme.>>

[…]<<Qualcosa di diverso.>> Distolse lo sguardo per un istante e poi disse lentamente: <<Un laboratorio di lettura.>>

Qualcosa nel suo tono di voce suggeriva che doveva aver accarezzato l’idea a lungo, anche se ora fingeva di averla appena partorita. <<Un laboratorio di lettura? Mi sembra un’ottima idea. Chi altro vi parteciperà?>> <<Ma no nessun altro, almeno credo, ti va? Noi due ci metteremo a leggere libri e ne discuteremo. Avrei sempre voluto far parte di un laboratorio di lettura, ma a Langhorne ce ne sono solo due e io non mi sentivo a mio agio in nessuno. Uno è quel gruppo di giovani donne del circolo e leggono solo porcherie, l’altro è quello delle mogli dei docenti. Sembra che leggano solo libri di cui non ho mai sentito parlare, autori che non ho mai sentito nominare. Presumo che ci sia un nesso.>>

Quel pomeriggio andammo alla libreria dei Duane. Acquistammo tre libri in edizione economica, ciascuno in duplice copia: Orgoglio e pregiudizio, Grandi speranze e Anna Karenina.”

Spesso ci facciamo delle convinzione sulla base di cose che non riusciamo a definire. Ad esempio che una persona possa essere migliore di altre, che vorremmo essere esattamente come loro, affascinati dalla loro determinazione, sete di potere, dalla loro brillante carriera ma… non riusciamo neanche ad accorgerci che molte volte la vita è fatta di compromessi. Rinunciare a qualcosa per ottenerne un’altra. E allora l’unica cosa da fare è capire quali sono le nostre priorità e non stare mai lì ad inseguire modelli che non ci appartengono.

Quando si parla di famiglia e in particolare di genitori poi è sempre uno strazio. In questi giorni una persona raccontandomi la sua storia mi ha detto: “non vorrei MAI essere come mio padre, è la mia più grande paura.” Ed è lì che ho capito veramente che il suo problema più grande era quello di aver capito di essere esattamente come lui, ma di non volerlo accettare, perchè accettare tutto ciò che ci provoca dolore fa sempre una grande paura.

Un libro pieno di sentimenti, amore, dolore, nostalgia, amicizia, tradimenti, crescita. Avrà sempre un grandissimo spazio nel mio cuore, anche se ho trovato la parte finale, quella dell’epilogo, inutilmente prolissa, l’avrei riassunta in molte meno pagine.

Il film è molto fedele alla storia originale, tranne per l’assenza di alcuni personaggi importanti nel libro i cui risvolti sono decisivi. Il cast stellare è veramente strepitoso, nella maggior parte del film commuoversi diventa inevitabile e la coppia Renèè Zelweger e Meryl Streep è veramente fenomenale. Io consiglio a tutti quanti di vedere questo film ingiustamente dimenticato. è un inno all’amore, all’annullarsi completamente per dedicare tutta la vita ad un’altra persona.

Trama:

Ellen Gulden è una giovane e ambiziosa giornalista a New York, che torna a casa dai suoi genitori per il 50º compleanno del padre, George, professore e rettore di facoltà all’università locale e fa visita anche a sua madre Kate, con cui non ha mai veramente legato.

In tale occasione, Ellen scopre che sua madre è malata di cancro e verrà operata e sottoposta a radioterapia. Suo padre la costringe a lasciare temporaneamente il lavoro per occuparsi della madre vedendosi così interrompere una promettente carriera; così cerca anche di scrivere come freelance e di mantenere il rapporto con il fidanzato.

All’inizio con difficoltà, poi sempre più affettuosamente, la ragazza si occupa della madre assecondandola ed aiutandola nelle associazioni di cui fa parte, ma scopre anche che suo padre ha varie scappatelle con le sue studentesse e che passa le sere a bere in un bar locale per dimenticare il suo fallimento di scrittore. Il loro rapporto diventa così sempre più freddo e ben presto anche la madre se ne accorge: Kate le spiega di sapere delle scappatelle del marito ma che però lo aveva sempre perdonato poiché lei è sempre stata legata a lui.

La malattia peggiora sempre più fino a quando, dopo Capodanno, il dottore comunica che sarà necessario interrompere la terapia e prescriverà della morfina per lenire il dolore.

Una notte la donna si addormenta per non svegliarsi mai più.

Dopo la morte di Kate, l’autopsia rivela che Kate in realtà è morta per un’overdose di morfina, e un procuratore distrettuale interroga Ellen sulla morte di sua madre (la storia infatti è raccontata a flashback iniziando con Ellen che viene interrogata).

Titolo: Una figlia esemplare

Autrice: Anna Quindlen

Casa Editrice: Rizzoli

Prezzo: 15,00€

Pagine: 305

Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐/5

Canzone da accompagnare: Leap of Faith – Audiomachine

IL FIGLIO PREDILETTO

Prima di comprare questo libro avevo letto dei pareri sparsi qua e là e la maggior parte lo definivano deludente. Nonostante ciò ho deciso, come sempre, di fidarmi del mio istinto e di acquistarlo ugualmente. Posso già anticiparvi che a me è piaciuto tantissimo. Certo non ho di fronte il libro della vita, ma comunque la storia raccontata l’ho trovata reale e piena di materiale su cui riflettere.

La vicenda ambientata nella Calabria degli anni 70, racconta la storia di Nunzio Lo Cascio, giovane promessa del calcio, innamorato perdutamente del suo compagno di squadra Antonio. I due non riescono a staccarsi gli occhi di dosso e la passione oltre all’amore è tangibile già dalle prime pagine. Però c’è sempre un però. Questa storia consumata tra i sedili di una vecchia auto nei posti più sperduti e nel segreto assoluto viene troncata già dopo poche pagine, poichè una sera tre uomini incappucciati, ma a sua volta facilmente riconoscibili, trascinano Antonio fuori dall’auto e lo massacrano di botte, fino a togliergli la vita. Da qui per Nunzio comincia una corsa alla sopravvivenza. Costretto infatti dalla famiglia, in particolare da uno dei suoi fratelli, ad espatriare in Inghilterra immediatamente (facile quindi intuire l’entità degli uomini incappucciati), Nunzio inizia una scalata verso l’ignoto. Destinato a diventare una promessa del calcio nel territorio inglese, questo sogno sfuma dopo solo poche pagine e da qui comincia un percorso duro, solitario e brutale alla ricerca della sua identità.

Anni dopo, ritroviamo la nipote di Nunzio, Annina. La storia di Annina pur essendo apparentemente differente, ha molti punti in comune con quella dello zio, ahimè ormai deceduto in giovane età. E nell’avvicendarsi di questi capitoli in cui ci vengono raccontate contemporaneamente prima le sorti di Nunzio e poi quelle di Annina si crea un intreccio stupendo, fino a quando Annina dopo numerosi ostacoli per riuscire ad ottenere la sua indipendenza e soprattutto per riuscire a realizzare i suoi sogni, decide di partire per l’Inghilterra dove riesce a scovare le tracce della vita del famoso Nunzio, quello zio mai conosciuto, di cui in casa non si parlava mai volentieri, e qui la storia si fonde.

“Si amavano da due mesi, e prima non lo sapevano. Così all’improvviso, qualcosa aveva ceduto una sera mentre rientravano da una partita, e il fiume aveva preso un’altra direzione, facile e terribile. Due mesi di segreti e gioie, di ansia non detta e di un futuro cancellato, perchè il presente era più forte di ogni cosa.”

Da Siciliano posso ammettere che in questo libro, già dall’inizio si respira tutta la cultura del sud Italia che ha caratterizzato gli anni passati e di cui ancora qualche strascico ahimè rimane. Quel sentore di pregiudizio, di timore verso tutto ciò che è ignoto e apparentemente “diverso”. Atteggiamenti presenti ovunque, poichè tutto il mondo e paese e la cronaca anche degli ultimi giorni ce lo racconta, ma che se nelle altre zone di Italia si fa il possibile per mascherare, nel Sud non ci si impegna neanche a tenerla tanto nascosta, anzi è spesso motivo di orgoglio (?). Ritroviamo anche argomenti Tabù che non riguardano appunto solo il sud Italia ma che si estendono anche a livello più ampio. Quello ad esempio del concetto di virilità, in particolare legato ai calciatori. Un calciatore, secondo lo stereotipo comune non può essere omosessuale. E tutt’oggi senza andare lontano, non mi viene in mente nessun esempio di calciatore dichiaratamente omosessuale. Non è un mondo di cui io conosco molto perchè ho sempre avuto altri interessi, quindi se qualche caso c’è a me sicuramente sfugge, ma evidentemente si contano sulle dita di una mano. Questo sicuramente non è il post adatto per affrontare argomenti importanti come quelli del coming out per cui esistono diverse scuole di pensiero. Io sono sempre convinto che nessuno debba essere obbligato a fare qualcosa, si deve sempre seguire la propria attitudine e rimanere coerenti con il proprio essere, per cui ci sono persone più estroverse che amano condividere la propria vita con tutti quelli che incontrano senza nessun tipo di problema, ed altri più riservati che non gradiscono molto far sapere a chiunque i fatti propri. Ma è proprio assurdo che nel 2020 la sessualità, di qualunque genere essa sia, venga condannata così tanto. Passi avanti se ne sono fatti, ma la sessualità non dovrebbe essere vittima di giudizio o quantomeno di discussione o pareri personali. Ma fino a quando la sessualità verrà vista come una scelta, (sento spesso dire infatti, tizio/a è DIVENTATO/A: gay/lesbica/trans/bisessuale ecc). le cose non potranno cambiare. La sessualità è insita dentro di noi, la si può scoprire con il tempo ma tutto è naturale.

Ed è questa la consapevolezza che Nunzio è costretto a cercare, poichè gli hanno fatto sempre credere di essere quello sbagliato e gli hanno tolto l’amore più grande della sua vita. Per cui lascia, con costrizione, una Calabria fatta di maschere e atteggiamenti costruiti per compiacere sempre gli altri e non perdere mai “l’onore e la dignità” acquistate con tanto sacrificio, per ritrovarsi in un Inghilterra libera e aperta ad ogni cosa. Praticamente un altro mondo, che inizialmente lo terrorizza.

Anche Annina è costretta a fare lo stesso, a scappare con l’aiuto di una madre succube della mentalità retrograda, mafiosa e omertosa del marito e all’aiuto della nonna, figura che ho apprezzato tantissimo e che fino alla fine la si ama e la si odia allo stesso tempo. La nonna è tutto ciò di apparentemente “conservatrice” che si possa trovare. Lei si strugge, parla in dialetto stretto, è la portavoce e spesso la pulce all’orecchio di ogni zizzania. La capofamiglia a cui tutti devono piegare la propria testa e a cui si deve dar conto. è scontrosa, cattiva, antipatica, vecchia in ogni sfaccettatura della sua persona (dai modi di fare ai ragionamenti), ma segretamente si rivela essere l’opposto, e ce ne lascia traccia in alcuni punti della storia per confermarcelo poi alla fine.

è un libro vero perchè indipendentemente da tutto il dolore che si respira fin dall’inizio, i due protagonisti non mancano anche di fare degli errori che gli precludono alcune possibilità ma che a sua volta diventano fondamentali per la loro crescita e per la comprensione del proprio io interiore. Sono umani. Proprio come succede a tutti noi nella vita reale, qui non incontriamo personaggi perfettini anzi non hanno paura di mostrarci tutte le loro paure, debolezze e fragilità.

Sono soprattutto questi momenti che ci temprano e ci danno la possibilità di crescere realmente e che lasciano un impronta indelebile nella nostra anima.

“Di Claudio mi innamorai subito, non appena lo vidi […]

Quella notte stessa io e Claudio diventammo amanti. Claudio e Concetta abitavano in una casa di ringhiera, due stanze, verso porta Genova, e mi avevano sistemata sul divano. Fu lui a cercarmi, ma l’aspettavo: facemmo l’amore per terra, nudi sopra una coperta, io così eccitata che Claudio non si accorse che per me era la prima volta.”

è un libro che consiglio assolutamente di leggere, che ha il pregio di non strizzare l’occhio per forza ad un finale da sogno o ad una storia con un lieto fine, ma ci racconta tutta la crudeltà, la solitudine e la voglia di andare avanti nonostante i problemi (INGIUSTI) che la vita ci pone davanti.

TRAMA

Due storie di resistenza e ribellione ai pregiudizi magistralmente intrecciate tra la Calabria e l’Inghilterra degli anni Settanta e dei giorni nostri. Un romanzo intenso, commovente, di feroce malinconia.È una sera di giugno del 1970 in un piccolo paese della Calabria, Nunzio e Antonio hanno vent’anni e si amano, in segreto, da due mesi. Il loro amore si consuma dentro la vecchia Fiat del padre di Antonio, parcheggiata in uno spiazzo abbandonato. Ma, proprio quella notte d’estate, tre uomini incappucciati e armati trascinano Antonio fuori dall’auto, colpendolo fino a quando il giovane non giace a faccia in giù e a braccia aperte, come un Cristo in croce. Tre giorni dopo Nunzio Lo Cascio sparisce dal paese, messo su un treno che da Reggio Calabria lo conduce lontano, a Londra. Il mondo, all’improvviso, gli ha mostrato il volto più feroce, quello di un padre e due fratelli che «gli hanno spezzato le ossa a una a una» per punirlo del suo “peccato”. Nulla sembra avere più senso per il ragazzo: la fiducia negli uomini, la speranza di un futuro, la sua stessa identità. Di lui rimane soltanto la foto del campionato del ’69, appesa nella pescheria dei genitori, che lo ritrae con tutta la squadra sul campo dopo la vittoria, promessa mancata del calcio. A interrogarsi sulla vita di Nunzio è anni dopo sua nipote Annina, che sente di avere con quello zio mai conosciuto, di cui nessuno in famiglia parla volentieri, inspiegabili affinità. Anche Annina, sebbene in modo diverso, si trova a combattere con un padre violento e prevaricatore e con la stessa realtà chiusa del paese, in cui una ragazza non ha altre possibilità che essere una «femmina obbediente». E, come Nunzio, scoprirà la dolorosa necessità di riprendersi il mondo, ribellarsi ai pregiudizi e lottare per la propria libertà.

Titolo: Il figlio prediletto

Autrice: Angela Nanetti

Edizione: Neri Pozza (o BEAT)

Prezzo: 16,50€

Pagine: 232

Voto: ⭐⭐⭐⭐/5

Canzone da accompagnare: Anche fragile – Elisa (versione con Brunori SAS)

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Un libro in cui si respira tutta la solitudine, il dolore e allo stesso tempo la voglia di ottenere indipendenza dei due protagonisti. Due storie apparentemente diverse che si intrecciano e si fondono in un'unica realtà. Stupendo il personaggio della nonna, figura che ho apprezzato tantissimo e che fino alla fine la si ama e la si odia allo stesso tempo. La nonna è tutto ciò di apparentemente "conservatrice" che si possa trovare. Lei si strugge, parla in dialetto stretto, è la portavoce di tutte le decisioni e spesso anche la pulce all'orecchio che provoca ogni zizzania. La capofamiglia a cui tutti devono piegare la testa e a cui senza possibilità di scelta si deve dar conto. È scontrosa, cattiva, antipatica, vecchia in ogni sfaccettatura della sua persona e del suo carattere (dai modi di fare ai ragionamenti), ma segretamente si rivela essere l'opposto, e ce ne lascia traccia in alcuni punti della storia per confermarcelo poi alla fine. Ritroviamo tutta la realtà del sud Italia degli anni 70 in cui i pregiudizi, le apparenze, l'onore e il rispetto conquistati nel tempo sono alla base della mentalità tipica di quel periodo, anche se ancora oggi risuona l'eco di questo modo di pensare che sembra appartenere solo al sud Italia ma che in realtà lo si ritrova un po' ovunque. Vi parlo di tutto questo e anche di altro nel blog. Come sempre trovate il link in bio. Un libro in cui è presente tutta l'umanità dei personaggi fatta di dolori, di errori e di conquiste e che non ha la pretesa di regalarci a tutti i costi un lieto fine.

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DIETLAND

Chi mi segue da tempo su Instagram sa benissimo che sono molto sensibile e profondamente legato a tutto ciò che riguarda tematiche come il body shaming, i problemi di peso, la non accettazione del proprio corpo e soprattutto il percorso che porta al cambiamento del proprio aspetto fisico. Sarà sicuramente perchè questo tipo di percorso l’ho affrontato anch’io e che piano piano mi sta portando a delle consapevolezze personali che anni fa mi sarei solo sognato di poter pensare, fatto sta che quando vengono trattate queste tematiche nei libri, nei film, sui social o semplicemente in tv io vengo completamente catturato.

Dietland è stata la mia prima lettura di Agosto. Non appena sono venuto a conoscenza di questo libro ho subito pensato che doveva essere mio e quando mi è capitata l’occasione non ho esitato ad acquistarlo immediatamente.

Parto subito dicendo che alcune cose mi sono piaciute davvero tanto, mentre altre mi hanno fatto storcere il naso tantissimo. In alcuni casi, anche se assolutamente in buona fede, viene lanciato un messaggio che secondo me non è del tutto corretto. Ma analizzeremo insieme tutto per bene.

La protagonista è Alicia (per gli amici “Plum”, in italiano PRUGNA, nomignolo che tutti fin dalla tenera età le attribuiscono simpaticamente in onore della sua fisicità non proprio asciutta), una ragazza brillante, che a causa di una delusione d’amore avuta durante il periodo adolescenziale abbandona la sua già fragile autostima e affoga tutte le sue frustrazioni sul cibo. Fin da piccola è comunque vittima di bullismo e body shaming, esperienze che la segnano e che contribuiscono a non accrescere la sua compromessa consapevolezza e a sentirsi sempre più sbagliata.

Per queste ragioni in lei convivono due personalità distinte e separate. Da un lato abbiamo Plum la ragazza intelligente, sovrappeso, dagli incantevoli occhi blu che tutti conoscono; dall’altro invece abbiamo Alicia, la ragazza che Plum vorrebbe diventare, la classica bellezza da copertina che tutte le principali riviste patinate spiattellano ovunque (in particolare quella per cui lavora lei). Oltre questa condizione, non molto facile da gestire, Alicia si ritrova ad affrontare una realtà davvero complessa. Innanzitutto la sua caporedattrice, Kitty, non le permette di lavorare in ufficio ma bensì di svolgere il suo lavoro da casa apparentemente per tutelare Plum, ma in realtà è perchè non voglia si sappia che una ragazza che non presenta i canoni estetici consueti per il mondo della moda lavori per lei. Plum si ritrova a dover rispondere per nome di Kitty a migliaia di email al giorno con domande che tutte le sue giovani lettrici le pongono proprio su tematiche legate alla bellezza, alla moda, al corpo, al sesso e a delle abitudini voyeuristiche davvero strane. Plum non è neanche libera di rispondere come realmente vorrebbe a quelle lettrici ma spesso è obbligata a rispondere con una frase preimpostata in perfetto stile politicamente corretto. Ma non solo, si trova costretta ad affrontare gli sguardi cattivi della maggior parte delle persone che la incontrano semplicemente per strada. Spesso anche con battute di dubbio gusto, per niente divertenti, fino ad arrivare a veri e propri atti di violenza fisica e verbale.

Possiamo quindi fin da subito notare che la vita di Plum fa acqua da tutte le parti, e tutto ciò la spinge ad avere un’avversione verso la società e la porta a chiudersi ancora di più in se stessa, non avendo praticamente vita sentimentale, sociale e lavorativa al di fuori di casa sua o di luoghi che reputa come tale. Divisa tra la casa sua e il bar della sua unica migliore amica, la vita di Plum trascorre nell’attesa di sbocciare e di diventare qualcosa che sembra anni luce lontano da lei e tra un email e l’altra la sua esistenza scorre senza alcuna linfa vitale riuscendoci ad infilare dentro ogni tentativo per raggiungere il suo obiettivo. Plum le prova tutte da sempre, dalle diete con i beveroni miracolosi all’idea di un intervento che la potrebbe finalmente portare a realizzare il suo sogno più grande. Fino a quando degli incontri strani non la porteranno ad affrontare delle situazioni assurde (in particolare quelli con Verena Baptist, la figlia di Eulayla Baptist guru di Plum da sempre e cadetta del suo piano terapeutico dimagrante miracoloso che si rivelerà essere dannoso per la salute di chi la segue, nonchè prima attivista contro il piano terapeutico della madre, e l’incontro con Leeta e con Julia) . Ed è da qui che comincia la vera e propria avventura e rinascita di Plum.

Ma se qui ci sono dei messaggi importanti e positivi, come quello che condanna chiunque segua e soprattutto spacci una qualsiasi dieta non scientificamente provata e soprattutto non salutare e dannosa per la salute (DIFFIDATE SEMPRE) dall’altro ci sono delle battute estreme che possono suonare fuorvianti e spesso anche fuori luogo. Ad esempio:

“La sola differenza tra mia madre e la persona che ti opererà sta nel fatto che mia madre non è laureata in medicina. Ma sempre di ciarlatani si tratta.”

e ancora:

“Lindustria (?) delle diete è la più redditizia tra le industrie inutili. Lo sapevi?”

continuando:

“Se questa fosse la tua vita reale e tu, semplicemente, fossi grassa, e basta?”

Ora…se c’è una cosa che io non ho mai sopportato in vita mia è l‘ESTREMISMO di ogni forma e tipo. Soprattutto se si decide di combattere una battaglia contro il pregiudizio e i canoni comuni. Non si risponde mai ad un pregiudizio con un altro pregiudizio che poi neanche pregiudizio è, in alcuni casi sono illazioni a mio avviso gravissime, degne proprio di denuncia, ed il messaggio che passa è OVVIAMENTE sbagliato.

Errato soprattutto nei confronti di chi per studiare e diventare un vero e proprio professionista impiega anni. Anni fatti di sacrifici inimmaginabili che nessuno nell’alto del divano di casa propria, semplicemente perchè si ha la libertà di parola, può ridurre e schernire a robetta di poco conto. Non si tratta di giocare all’allegro chirurgo, stiamo parlando di medicina. Scienza che ha come base deontologica quello di salvarle vite o almeno di migliorarne le condizioni.

Lo trovo scorretto nei confronti di chi decide di affrontare questo percorso di cambiamento, non perchè la società ce lo impone, non perchè abbiamo paura del giudizio altrui ma semplicemente per se stessi. Così come non è corretto fare del bodyshaming nei confronti di qualcuno che non presenta i canoni estetici tanto blasonati è anche giusto che chi decide di affrontare un percorso di cambiamento (cambiamento = crescita. SEMPRE) venga additato come quello che si è piegato ai modelli che la società ci impone. C’è molto di più. Tanto. E vedere tutte le cose in cui credo riassunte in frasi del genere mi lascia con l’amaro in bocca. Trovo queste parole di una chiusura mentale disarmante.

Senza contare della mancanza di rispetto nei confronti di chi quest’intervento l’ha affrontato. Io non sono molto favorevole a scegliere quest’approccio subito, bisogna sempre lavorare sulla rieducazione all’alimentazione e allo sport, ma è comunque una tecnica a cui molti si trovano costretti a dover fare affidamento. Dobbiamo semplicemente imparare a non giudicare tanto quanto non vogliamo essere giudicati noi per primi.

Nonostante questa nota negativa però, subito dopo l’autrice si riprende e la stessa ragazza (che tra le altre cose fa la maestrina e dispensa consigli pro grasso dall’alto della sua taglia 42) a cui pochi capitoli prima aveva attribuito queste battute di dubbia interpretazione, ritorna in se e ci spiega in un riassunto di poche righe il senso del suo pensiero:

“L’operazione può cambiarmi, dissi.

Finirai denutrita. E potrebbero esserci effetti collaterali. Potresti perfino morire.

Potrei anche morire per il grasso.

Se mangi sano e fai un pò di esercizio, le dimensioni fisiche non hanno importanza.

Grazie Sarai Walker ci sono volute 135 pagine su 371 per formulare un pensiero sensato, ci voleva davvero così tanto? Questa è veramente una delle cose intelligenti che mi aspettavo di leggere già dalle prime pagine. Un inno a stare bene con se stessi, aldilà dei pregiudizi e dei canoni preimpostati. Un messaggio positivo sull’auto accettazione, sul piacersi per piacere poi agli altri, perchè parte tutto da lì, senza criticare qualsiasi percorso si decide di affrontare per arrivare a questa CONSAPEVOLEZZA. Ci son volute un pò di pagine ma ce l’abbiamo fatta, brava. Però ti perdono. Perchè nonostante questo hai dato vita ad un personaggio davvero formidabile. Inizialmente fragile, a tratti goffo ma che nel corso della storia non si lascia abbattere da niente e da nessuno.

La vicenda di Plum mi ha irrimediabilmente portato a paragonare questa storia con quella di una ragazza che negli ultimi giorni è bersaglio di tutti.

Prendiamo una ragazza di nome Armine Harutyunyan. Prendiamo una delle più grandi case di moda al mondo, che ne so… GUCCI. Mettiamo che questa grande macchina decida (anche molto furbamente) di ingaggiare Armine che non presenta OGGETTIVAMENTE nessuna delle caratteristiche consuete delle modelle che siamo abituati a vedere nelle passerelle e di piazzarcela senza renderla in alcun modo ridicola o inferiore, ed ecco il mix perfetto per innescare una BOMBA MICIDIALE.

Ma quello che più fa paura sono le due fazioni venutesi a creare. Da un lato abbiamo la maggioranza, quelli che hanno preso la dignità di questa ragazza e l’hanno calpestata come il peggiore degli stracci. Il commento meno offensivo che ho letto in questi giorni è stato: SEMBRA MARIANGELA FANTOZZI.

Dall’altra abbiamo quelli che devono sempre infilarci il solito pippone politicamente corretto che suona di falsità da ogni dove. Quelli che affermano di vedere in Armine una bellezza mozzafiato e che la elogiano per le sue doti estetiche solo per andare controcorrente a tutti gli altri.

La verità è che non siamo mai contenti di niente e che dobbiamo sempre criticare come le peggiori sciure pettegole dei bassi borghi. Abbiamo sempre bisogno di denigrare in tutti i modi l’altro ferendolo atrocemente per innalzare il nostro ego su un piedistallo fatto di aria, e spesso non ci rendiamo neanche conto dei danni che le nostre parole possono causare sugli altri.

Se prendiamo le solite modelle canonicamente perfette: EH CERTO, SEMPRE CON QUESTI CANONI IRRAGGIUNGIBILI. Oppure: CHE SCHIFO, SEMBRA MALATA.

Se mettiamo sulle passerelle delle modelle un pò curvy: MAMMA MIA, MA NON SI VERGOGNANO. O ancora: CHE VOLGARITà.

Infine, la prova di questi ultimi giorni. Se mettiamo una modella che stravolge, sia per provocazione ma anche per ventata di cambaimento, tutti i canoni estetici: AH AH AH. DA QUALE ZOO ESCE QUESTA QUI? o meglio: SE LEI SFILA PER GUCCI IO POSSO ESSERE LA NUOVA MISS ITALIA. E mi fermo qui, perchè non mi voglio appropriare della pochezza d’animo altrui.

Perchè non c’è niente di divertente in tutto ciò. Ed è inutile che continuiamo a non ammetterlo, ma quello che esce fuori da tutta questa situazione è che siamo completamente accecati dall’invidia. Quando invece dovremmo essere veramente contenti di questo cambiamento soprattutto se poi alla prima notizia di cronaca legata a queste tematiche corriamo subito a scrivere il post acchiappa like per il primo social che ci capita a portata di mano facendo mostra di una solidarietà e di una sensibilità che non ci appartiene per niente.

Meno male che Armine però ha dimostrato tutto il suo carattere e tutta la sua tenacia. Ed è proprio per questo che non ho potuto fare a meno di paragonare Plum, la protagonista di Dietland ad Armine. Perchè entrambe rappresentano la faccia della stessa medaglia, anche se apparentemente diverse, infatti, combattono lo stesso tipo di battaglia. Quella contro i pregiudizi. E io non posso che stare dalla loro parte.

Per quanto riguarda invece la serie ispirata al libro, che porta il suo stesso nome, devo dire che non mi ha entusiasmato per niente. La storia non viene molto stravolta tranne per alcuni dettagli (dovevano per forza infilarci la classica nota romantica che poco si addice all’idea dell’autrice e che trovo forzata al massimo). Ma la cosa che non entusiasma è il ritmo della serie. è lenta. Non decolla. Anche quando ci sono i giusti presupposti per poterlo fare rimane statica, piatta. Per cui non la consiglio per niente.

TRAMA:

Dietland affronta senza misura le diseguaglianze di genere, l’industria della bellezza e le nostre ossesioni per la perdita di peso, e le prende a calci per bene

«Una vertiginosa fantasia di vendetta che scuoterà a fondo il vostro modo di pensare e vi conquisterà fino in fondo» Alicia “Plum” Kettle fa di tutto per non essere notata, perché – quando sei grassa – essere notata significa essere giudicata. Ed essere giudicata male, per dirla tutta. In attesa dell’intervento chirurgico miracoloso che le farà perdere peso una volta per tutte, Plum lavora a un periodico per teenager rispondendo alla posta delle lettrici, che le confidano i loro tormenti di giovani donne: un seno asimmetrico, le molestie di un fratellastro, un’inclinazione all’autolesionismo, ecc. ecc. Ma quando una ragazza misteriosa con collant sgargianti e anfibi neri comincia a seguirla, Plum finisce in un vortice di strane vicende e incontri bizzarri che la porteranno a conoscere il mondo di Calliope House – una comunità underground di donne che rifiutano le regole della società – e la costringeranno a confrontarsi con i costi reali del “diventare bella”. Contemporaneamente, un gruppo guerrigliero sparge terrore a piene mani in un mondo che maltratta le donne, e Plum si ritrova implicata in una trama sinistra che avrà conseguenze esplosive.

Titolo: Dietland

Autrice: Sarai Walker

Casa Editrice: Mondadori

Pagine: 375

Prezzo: 19,00 €

Voto: ⭐⭐⭐⭐/5

Canzone da accompagnare: Non me ne frega niente – Levante

ASSASSINIO SULL’ORIENT EXPRESS

L’estate si sa, è sempre il tempo perfetto per leggere un buon thriller o un giallo sotto l’ombrellone, che sia questo ambientato in un’isola deserta delle hawaii o dentro un treno bloccato causa tempesta di neve in pieno inverno.

E visto che già da mesi sul web impazza il trailer attesissimo di Assassinio sul Nilo (futuro titolo che sarà sicuramente presente nel progetto) noi abbiamo deciso di portarci avanti e di scegliere per Agosto: Assassinio sull’Orient Express.

Devo dire che questa tappa di #quandoilibrivannoalcinema è stata davvero piacevolissima. In realtà io avevo già visto il film quando uscì la sua ultima rappresentazione cinematografica al cinema e quindi un pò mi sono spoilerato il finale però ho desiderato fortemente leggere il libro…E MENO MALE!

Non è stato il mio primo approccio con Agatha Christie, che già conoscevo per la sua maestria e il suo genio indiscutibile, ma sicuramente in questo caso Assassinio sull’Orient Express è uno dei suoi libri migliori se proprio dobbiamo stilare una classifica. Lo dice la storia e lo dice anche il suo grande successo.

La cosa che lascia sempre sconcertato il lettore è la sua capacità di riempire la storia con dettagli che lo destabilizzano. Lei ti porta minuto per minuto nella direzione che in quel momento sembra congeniale al racconto per poi smontare due secondi dopo tutte le teorie che avevi formulato. Insomma ha la capacità di tenerti incollato tra le pagine dall’inizio alla fine e ad oggi credo che sia realmente tra i pochi scrittori di gialli che sia in grado di farlo. Diciamocelo, cadere nell’ovvio o arrivare alla conclusione del caso è un rischio in cui si può facilmente incappare in questo genere letterario, ma con lei è praticamente impossibile, motivo per cui lo scettro di regina del giallo e di maestra del genere non glieli toglierà mai nessuno. Tutti la conoscono, e una delle poche scrittrici che porta anche ai non amanti del genere ad approcciarsi ai suoi (capo)lavori e a rimanere praticamente incantanti e coinvolti.

Mettiamoci poi anche l’invenzione di un investigatore con dei baffoni enormi, un aplombe degno di un lord di altri tempi e un’ironia fuori dal comune ed ecco trovata la formula vincente.

Nel caso di questo libro in particolare ci troviamo di fronte ad un caso molto curioso in cui i passeggeri di un treno si trovano misteriosamente coinvolti in un delitto…e guarda caso chi si trova casualmente ad essere un passeggero del treno proprio nel momento del suddetto delitto se non proprio Poirot? E da qui, grazie all’aiuto di monsieur Bouc e del dottore greco, Poirot farà di tutto per arrivare a formulare tutte le ipotesi e le tesi del delitto, fino ad arrivare appunto ad una conclusione sconcertante…la più geniale di sempre. Nel libro, ovviamente quello che salta all’occhio sono i dialoghi, spesso esilaranti, e i dettagli che rendono il racconto veramente curioso e in cui ogni singolo indizio diventa per il lettore fondamentale per sospettare di chiunque.

Parlando del film, abbiamo deciso di vedere il film del 2017. Allora partiamo da una considerazione che ha messo d’accordo tutti i partecipanti al progetto: Poirot, anche se rappresentato egregiamente ha lasciato un pò tutti delusi. Il regista nonchè anche interprete di Poirot ha deciso di “personalizzare” il personaggio a suo piacere. Già dal punto di vista “fisico”, esclusi i baffi, ha poco a che vedere con l’immaginario comune al quale la Christie con la sua descrizione ci ha sempre abituati, ma soprattutto Poirot cambia anche a livello caratteriale e comportamentale. Siamo abituati a leggere di un personaggio ironico, geniale, brillante talvolta anche quasi goffo in alcuni atteggiamenti, cosa che nel film non ritroviamo assolutamente bensì appare fin da subito un personaggio spocchioso e altezzoso che personalmente a tratti mi ha profondamente infastidito.

Tolta questa piccolissima parentesi non lascia stupiti il fatto che alcuni dettagli (che nel libro sembrano fondamentali) nel film per una questione proprio di trasposizione cinematografica e di tempi vengono omessi. Se nel libro quello che spicca di più sono i dialoghi, in particolare tutte le deposizioni dei singoli indiziati che portano piano piano l’investigatore ad arrivare alla conclusione finale del caso, qui si da più spazio ad altri tipi di dettagli. Quello che lascia spiazzati è sicuramente un grande lavoro dal punto di vista scenografico e della fotografia, un lavoro davvero straordinario, degno di lode, il tutto accompagnato dalla scelta di un cast davvero ineccepibile. Oltre all’interpretazione di Depp (che come al solito si diverte e veste impeccabilmente il ruolo di bello e cattivone), ci sono due protagoniste che danno risalto al film. Michelle Pfeiffer qui mostra la sua grande maestria e tutta la sua bravura eclissando quasi tutti gli altri. Riempie tutta la scena vestendo i panni di una donna piena di dolore e di livore ma che mostra anche una forza capace di sovrastare chiunque altro. Graditissima anche l’interpretazione di Penelope Cruz anch’essa molto centrata e a tratti sorprendente poichè indossa i panni di una donna timida, schiva ma che fin da subito lascia il sospetto di nascondere qualcosa.

Una cosa che è uscita fuori dalla discussione con i ragazzi sono anche qui alcuni dettagli, che solo a livello cinematografico potevano essere realizzati. Una di questi è la teoria degli specchi deformi, infatti spesso una delle tecniche cinematografiche più utilizzate è quella di mostrare il volto specchiato del protagonista che veste i panni del cattivo in maniera deforme, così da farlo identificare proprio come il colpevole o il cattivo della storia. Magari quando si guarda il film è una delle cose che non risalta subito all’occhio ma se si conosce già la conclusione perchè è già stato letto il libro o si è già visto il film una volta è una scena che invito tutti quanti a tenere in considerazione.

Insomma anche in questo caso è inutile e anche ingiusto fare un paragone tra libro e film. Posso solo affermare che il libro è sicuramente un piccolo gioiellino che merita di essere letto almeno una volta nella vita, mentre nel film ci sono alcune cose che fanno storcere il naso e altre invece che lasciano lo spettatore molto sorpreso.

Moltissimi mi hanno invece consigliato di guardare la primissima trasposizione cinematografica, quella della del 1947 con Albert Finney nel ruolo di Poirot che a detta di molti esperti è di gran lunga una trasposizione di gran lunga superiore rispetto all’ultima uscita e che io intendo recuperare al più presto!

Ringrazio come sempre tutti i miei compagni di viaggio che hanno accolto questo titolo con grande entusiasmo e partecipazione. Condividere questo progetto con voi mi riempie sempre il cuore di gioia.

TRAMA

Salito a bordo del leggendario Orient Express, l’impareggiabile investigatore Hercule Poirot è costretto a occuparsi di un efferato delitto. Mentre il treno è bloccato nella neve, infatti, qualcuno tra i passeggeri pugnala a morte il ricco signor Ratchett. Evidentemente l’assassino deve nascondersi fra i viaggiatori, ma nessuno di loro sembra avere motivo per commettere il crimine. Un’indagine complicata attende l’infallibile detective.

Titolo: Assassinio sull’Orient Express

Autore: Agatha Christie

Editore: Mondadori

Pagine: 216

Prezzo: 12,00€

Voto (complessivo di libro e film) : ⭐⭐⭐⭐,5/5

Canzone da accompagnare: Never Forget – Michelle Pfeiffer

IL PORTO PROIBITO

Di sicuro questa è ad oggi tra le più belle graphic novel che io abbia mai letto, se non forse la migliore in assoluto.

Avevo sentito parlare benissimo di questa storia, soprattutto da persone di cui mi fido molto, però non so per quale motivo avevo un pò di timore. Infatti quando è uscita in edicola grazie alla collana Visioni ho deciso di accaparrarmela subito…ma per la lettura ho deciso di aspettare qualche settimana. Sarà che le storie di mare, di navi, di porti, di marinai coraggiosi, di vascelli e tutto il contorno che ne viene fuori per me è sempre un’arma a doppio taglio, si cade facilmente nel banale, nell’ovvio, in tutto ciò che da sempre ci hanno abituato a vedere, leggere e sentire però in questo caso tutto il suo successo è meritato.

Una volta che cominci a leggere la storia ti sembra di tornare indietro nel tempo, grazie anche ai disegni che ricordano sicuramente i grandi fumetti di Topolino che tutti abbiamo letto da bambini e di cui i due autori hanno firmato parecchie uscite, però allo stesso tempo ti ritrovi catapultato in una storia “adulta” ammantata di nostalgia, tradimento, mistero, magia e romanticismo che abbraccia la storia e la rende unica.

Il porto proibito è un luogo misterioso un vero e proprio miraggio dove ognuno con la sua fantasia rischia di perdercisi dentro, e che fino alla fine non ti permette di capire se chiunque riesca a scorgere l’ombra di questo posto può effettivamente definirsi la persona più fortunata del mondo o semplicemente il più grande disgraziato della storia. E questo è un interrogativo che non solo rende perplesso il lettore ma che quasi ossessiona i protagonisti stessi.

La cosa che più mi ha lasciato incredulo è la capacità che questa storia ha di farti sentire un protagonista diretto della vicenda, non solo con la fantasia … io ho avuto la sensazione, chiudendo gli occhi, di essere dentro la storia, di sentire a livello sensoriale tutto quello che ci viene raccontato. Un vera e propria esperienza sensoriale…olfatto, udito, vista, insomma un viaggio quasi surreale che ti appaga da tutti i punti di vista grazie anche allo sfoggio di conoscenze artistiche e delle tradizioni sia marinaresche che della letteratura inglese tipica dell’Ottocento.

Lo stile di scrittura lirico spicca e dà un tono alla storia di tutto rispetto e anche quando ci si imbatte dentro ad un linguaggio tecnico tipico marinaresco il lettore non entra in panico ma riesce a destreggiare tutto con grande abilità.

ognuno può fare solo del proprio meglio per approfittare della seconda chance che gli è stata data, per scoprire perchè gli è stata donata e qual è il suo compito.

E in questa frase secondo me si racchiude un pò tutto il senso della storia. I protagonisti sono sempre in conflitto tra di loro alla ricerca di una felicità che però ha il sapore dell’incompleto, come qualcosa che non si riesce a raggiungere mai al 100%. L’esplicita rappresentazione in cui per ottenere qualcosa si deve rinunciare a qualche altra cosa di uguale valore, dove niente è dovuto a nessuno e in cui è inevitabile fare delle scelte e/o delle rinunce.

Si, forse il finale è un pò troppo melenso. Però, sinceramente, non riesco ad immaginarmelo diversamente. Un pò come quando da bambini il pediatra ci regalava il lecca lecca dopo averci fatto il vaccino. La giusta ricompensa dopo un pò di sofferenza.

Una graphic romantica, piena di musica, “colori”, citazioni, cultura, profumi, paesaggi che ti catapulta dentro un mondo fatto di tradizioni con una narrazione elegante, d’altri tempi per certi aspetti, il tutto accompagnato da disegni “semplici” che tendono ad addolcire la complessità delle parole che hanno la capacità di penetrare il cuore del lettore.

#graphicando

TRAMA:

Nell’estate del 1807, una nave della marina di Sua Maestà recupera al largo del Siam un giovane naufrago, Abel, che di sé ricorda soltanto il nome. Diventa ben presto amico del primo ufficiale, facente funzioni di capitano perché il comandante della nave è, a quanto pare, scappato dopo essersi appropriato dei valori presenti a bordo. Abel torna in Inghilterra con l’Explorer, e trova alloggio presso la locanda gestita dalle tre figlie del capitano fuggiasco. Ben prima che gli possa tornare la memoria, però, scoprirà qualcosa di profondamente inquietante su di sé, e comprenderà la vera natura di alcune delle persone che lo hanno aiutato. Un libro intenso, che scava nell’anima dei protagonisti e dei lettori.

Titolo: Il porto proibito

Autore: Stefano Turconi e Teresa Radice

Editore: Bao Publishing

Pagine: 319

Prezzo: 27,00 € (10,90 € nella collana Visioni disponibile al momento sul sito de Il corriere della sera)

Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐/5

Canzone da accompagnare: Un vento senza nome – Irene Grandi

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